
“Turismo in crisi? Ma se abbiamo incassato più che mai!”
Così, con soddisfazione, il Comune di Firenze annuncia un nuovo record per il gettito dell’imposta di soggiorno. E ha ragione: le casse comunali ringraziano, il flusso turistico non si è fermato, anzi.
Peccato che, nello stesso momento, centinaia di operatori del settore extralberghiero – soprattutto tra chi gestisce B&B e locazioni turistiche – si trovino a chiedersi:
“Ma… perché lavoriamo di più, guadagniamo di meno e abbiamo pure il calendario mezzuccio?”
Benvenuti nel paradosso fiorentino del turismo post-Covid: tra “tutto esaurito” e “tutto complicato”, tra emersione del sommerso e un mercato che sembra non riconoscere più chi ha fatto della ricettività la propria professione.
📈 Il Comune è felice: l’imposta di soggiorno vola
Partiamo dai dati. Firenze registra un incremento significativo del gettito derivante dalla tassa di soggiorno.
Segno che il turismo c’è, vero? Sì… ma non proprio.
In realtà, il boom del gettito è dovuto alla regolarizzazione di centinaia di locazioni turistiche che fino a poco tempo fa sfuggivano a qualsiasi controllo.
Con l’introduzione del CIN (Codice Identificativo Nazionale), l’obbligo di trasmettere i dati ai portali istituzionali e una crescente attenzione da parte dell’Agenzia delle Entrate, molti operatori sono usciti dal sommerso e hanno iniziato a versare regolarmente l’imposta.
Quindi, il gettito sale, ma non perché ci siano più turisti: semplicemente, ora pagano anche quelli che prima non pagavano.
🛏️ I professionisti invece si lamentano (e non a torto)
Dal lato opposto della barricata troviamo chi gestisce B&B, case vacanze, locazioni turistiche.
E cosa raccontano? Calendari meno pieni, prenotazioni last-minute, prezzi medi più bassi, ospiti sempre più esigenti e più burocrazia di quanta ne possa sopportare un essere umano armato solo di SCIA, CIN, SIRD e pazienza.
Ma com’è possibile? Se il turismo va bene, perché molti operatori dichiarano che non ce la fanno più?
🧮 Semplice: l’offerta è esplosa, non la domanda
Con l’uscita dal sommerso di molte locazioni prima invisibili:
- gli annunci online sono aumentati (a parità di domanda),
- la concorrenza si è moltiplicata,
- i prezzi medi sono calati,
- e le strutture regolari – che già versavano imposte e rispettavano le regole – si trovano ora a competere con un’offerta abbondante, spesso più spartana ma molto più economica.
Il risultato è che il turista c’è, sì, ma si distribuisce su una platea più ampia, spesso inseguendo il prezzo più basso.
E i margini, per chi lavora in modo professionale, si assottigliano.
🏠 Le locazioni turistiche: da fantasmi a concorrenti “ufficiali”
Il fenomeno più evidente riguarda proprio le locazioni turistiche: fino a ieri molti immobili venivano affittati “in amicizia” o “a forfait”, magari senza troppe dichiarazioni.
Oggi, con il controllo incrociato tra portali, Comuni, Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, quasi tutti sono stati costretti a regolarizzarsi.
E allora… chi prima era invisibile, oggi è sui portali con tanto di CIN , e combatte la guerra delle tariffe con chi – magari da anni – gestisce una struttura secondo tutte le regole.
In soldoni? Il mercato si è ufficializzato, ma è anche diventato più affollato, più spietato e meno redditizio per chi lavora bene.
🛎️ I B&B (quelli veri) soffrono di più?
Sì, probabilmente sì. Perché:
- devono rispettare regole edilizie, sanitarie, di sicurezza (le stesse degli alberghi, spesso),
- devono garantire colazione, pulizia quotidiana, accoglienza fisica,
- hanno più vincoli, più costi, meno elasticità,
- e… sono più facilmente controllabili.
Il paradosso è che chi offre più servizi è oggi spesso penalizzato rispetto alla semplice locazione turistica, dove il cliente si arrangia da solo con un codice numerico e un set di asciugamani piegati (a volte male).
🎭 Conclusione: nessuno mente, ma nessuno racconta tutta la verità
- Il Comune non mente: l’imposta di soggiorno cresce davvero.
- Gli operatori non esagerano: molti lavorano peggio di prima, con meno guadagni.
- Il turismo non è in crisi, ma il modello di business è cambiato, e non tutti riescono ad adattarsi.
- Il settore è diventato più regolare, ma anche più competitivo e meno remunerativo.
In altre parole: oggi è tutto legale, ma non per forza sostenibile.
🧭 Dove andare da qui?
Serve una riflessione seria e condivisa: su cosa significa oggi “gestire una struttura turistica”, su quali tutele riconoscere a chi lavora nel rispetto delle regole, e su quale modello di turismo vogliamo realmente per le nostre città d’arte.
Perché se da un lato le città vogliono “controllare il turismo”, dall’altro non possono ignorare chi quel turismo lo accoglie ogni giorno, spesso con professionalità e sacrificio.
Altrimenti il rischio è quello di ritrovarsi in una città piena di turisti, ma senza più chi li ospita davvero.





