
Correggere il software non basta: il gestore deve riavere i suoi soldi
Ritenute applicate per errore ai gestori con partita IVA, un “disguido tecnico” ammesso dalla piattaforma e una domanda ancora aperta: chi restituisce davvero i soldi, e quando l’errore può dirsi chiuso?
ANBBA alza il livello: se Booking.com non correggerà rapidamente le anomalie e non fornirà ai gestori risposte documentate, l’Associazione è pronta a portare la questione nelle sedi istituzionali competenti.
C’è un momento in cui un’anomalia informatica smette di essere soltanto un problema informatico. È quando comincia a produrre conseguenze fiscali, finanziarie e contrattuali su chi lavora ogni giorno nell’extralberghiero italiano.
È quanto sta accadendo con le ritenute del 21% applicate da Booking.com ad alcuni operatori che esercitano l’attività in forma professionale, con partita IVA. E questa volta non ci sono solo le lamentele dei singoli gestori: c’è una documentazione precisa.
Il “disguido tecnico” ammesso da Booking
A giugno 2026 ANBBA ha ricevuto numerose segnalazioni: la ritenuta per locazioni brevi veniva applicata anche a gestori che avevano comunicato alla piattaforma la propria partita IVA.
L’Associazione ha contattato Booking.com, che ha risposto per iscritto: a causa di un disguido tecnico, il documento relativo alla ritenuta era stato generato erroneamente, il team tecnico stava lavorando alla soluzione e sarebbe stata emessa una nota di credito per annullare il documento errato. Abbiamo ricostruito la vicenda, con le prime indicazioni operative per i gestori, in questo approfondimento.
Un esempio che dice molto
Nell’estratto pagamento pubblicato da ANBBA, su un importo lordo di 2.292,54 euro Booking ha indicato una trattenuta di 481,45 euro con la causale “Ritenuta per locazione breve”. Esattamente il 21%.
Non è una differenza contabile di pochi euro. Per una piccola struttura, dove la liquidità serve a pagare fornitori, utenze, personale e imposte, 481 euro trattenuti su una sola operazione non sono un dettaglio.
Partita IVA e ritenuta: la regola va detta con precisione
La ritenuta del 21% è prevista dall’art. 4 del D.L. 50/2017 per le locazioni brevi stipulate da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa. Chi gestisce una struttura in forma imprenditoriale, con partita IVA, è fuori da questo perimetro: lo scrive la stessa Booking.com nella documentazione per i partner.
La regola, però, non si riduce allo slogan “partita IVA = nessuna ritenuta”. Contano la natura dell’attività svolta con quell’immobile e la correttezza dei dati inseriti nell’extranet. Ogni caso va verificato con il proprio consulente.
Il problema non è solo fiscale
Quando una piattaforma applica una ritenuta che poi si rivela frutto di un errore, il danno non si ferma al calcolo dell’imposta. Si innesca una catena:
- il gestore incassa meno;
- la contabilità deve registrare un’operazione contestata;
- il commercialista deve verificarne il trattamento fiscale;
- bisogna capire se è stata emessa una certificazione fiscale;
- bisogna capire se la somma è stata versata all’Agenzia delle Entrate;
- bisogna sapere come e quando verrà restituita;
- se la piattaforma considera la somma “insoluta”, possono nascere ulteriori problemi contrattuali.
Il piccolo operatore finisce così stretto tra Booking e l’Agenzia delle Entrate, senza strumenti per capire dove siano finiti i propri soldi.
E se la risposta diventa “abbiamo già versato”?
Se il gestore contesta la ritenuta e si sente rispondere che la somma è già stata versata all’Erario e che deve chiederne il rimborso al Fisco, serve chiarezza assoluta.
Non perché il rimborso sia impossibile: l’ordinamento tributario prevede procedure per recuperare somme trattenute o versate indebitamente. Ma il gestore ha diritto di sapere che cosa è successo davvero:
- quando è stata effettuata la ritenuta e quando è stata versata;
- con quale codice tributo e per quale periodo;
- a quale soggetto è stata attribuita;
- se è stata emessa una Certificazione Unica, e se è stata annullata o sostituita;
- se la nota di credito promessa è stata davvero emessa;
- quando verrà restituita la somma.
Non sono domande polemiche. Sono domande contabili e fiscali precise.
Correggere il software non basta
Se Booking ha riconosciuto un errore tecnico, non basta dire che il sistema è stato sistemato. Vanno corrette anche le conseguenze: pagamenti, scritture contabili, documenti fiscali, eventuali CU, versamenti, posizioni dei singoli gestori, importi non ancora restituiti.
E va verificato che lo stesso errore non si ripeta.
Non è più un caso isolato
ANBBA segue da tempo le criticità fiscali legate alle OTA. Già nel 2025 aveva segnalato le ritenute non certificate e le trattenute sui compensi per presunti debiti fiscali, portando la situazione all’attenzione del Ministero dell’Economia e dell’Agenzia delle Entrate. A giugno 2026 è arrivato il caso specifico dei titolari di partita IVA, con l’ammissione del “disguido tecnico”. A luglio ANBBA ha avviato la raccolta delle segnalazioni sulle modalità di calcolo delle ritenute.
Anche ABBAC, l’associazione campana del settore, ha segnalato problemi con la ritenuta del 21% applicata da Booking, riferendo di rimborsi in corso. Segnalazioni che arrivano da realtà diverse non dimostrano che tutti i casi siano identici, ma rendono necessaria una verifica complessiva.
ANBBA non vuole costruire uno scoop sulle impressioni. Vuole costruirlo sui documenti.
Le domande che ANBBA pone a Booking.com
Non basta che il singolo gestore apra un ticket o ottenga una risposta telefonica. ANBBA chiede a Booking.com una risposta ufficiale, scritta e complessiva, che chiarisca:
- Quanti: quanti operatori sono stati interessati dall’anomalia?
- Da quando: da quale data il problema è comparso nei sistemi?
- Perché: quale configurazione tecnica ha provocato l’applicazione della ritenuta?
- Quali somme: qual è l’ammontare complessivo delle ritenute applicate per errore?
- Dove sono le somme: quale parte è stata restituita e quale, eventualmente, versata all’Erario?
- Quali documenti: quante note di credito sono state emesse e quante certificazioni fiscali sono state corrette?
- Quali soluzioni: qual è la procedura concreta per chi non ha ancora ricevuto la restituzione?
Se le risposte non arrivano
Se Booking.com, davanti alle contestazioni e alla documentazione dei gestori, non riconoscesse i singoli errori, non correggesse le posizioni o fornisse risposte insufficienti per chiudere le partite contabili e fiscali, ANBBA valuterà di sottoporre formalmente la questione alle autorità competenti: il Ministero del Turismo e, per gli aspetti fiscali, le amministrazioni finanziarie.
Non come gesto propagandistico. Lo scopo è ottenere un chiarimento istituzionale su come funzionano i sistemi delle grandi piattaforme nei confronti degli operatori italiani, cioè su correttezza delle informazioni fiscali, trasparenza, flussi finanziari, gestione delle somme trattenute e tutela delle piccole imprese.
L’invito ai gestori: conservare, segnalare, documentare
In questa fase la forza dell’Associazione sta nella capacità di documentare in modo sistematico. Per questo ANBBA invita chi ha riscontrato anomalie a non fermarsi alla telefonata al customer care e a conservare:
- screenshot dei pagamenti ed estratti conto Booking;
- documenti relativi alle ritenute, fatture e note di credito;
- comunicazioni del customer care, con le date delle segnalazioni e le risposte ricevute;
- eventuali sospensioni dell’account;
- importi contestati e importi effettivamente rimborsati;
- tempi trascorsi tra contestazione e soluzione.
Solo una raccolta omogenea permetterà di stabilire alcuni punti: quanti operatori sono coinvolti, quali anomalie ricorrono, quali risposte vengono date e quanto tempo serve per correggere gli errori. Permetterà anche di sapere quanti rimborsi sono davvero arrivati e dove il problema non è stato risolto.
A quel punto non avremo più “molti gestori che lamentano un problema”. Avremo un dossier documentale. Ed è un’altra cosa.
La documentazione può essere inviata a consulente@anbba.it.
Non è una guerra contro Booking
ANBBA non ha interesse a trasformare questa vicenda in una contrapposizione ideologica contro le piattaforme. Booking.com è uno strumento che migliaia di operatori italiani usano ogni giorno.
Proprio per questo, più grande è la piattaforma, maggiore deve essere la sua capacità di correggere in fretta gli errori che ricadono sui partner. Una piattaforma tecnologica può sbagliare. Il problema nasce quando un errore riconosciuto non viene neutralizzato rapidamente e per intero per chi lo ha subito.
La domanda finale
La domanda non è “Booking.com sbaglia?”. Almeno per alcuni casi documentati nel 2026, la risposta l’ha già data la piattaforma stessa, riconoscendo un errore tecnico.
La domanda vera è un’altra: quando un errore fiscale riconosciuto da una grande piattaforma può dirsi davvero chiuso?
Le possibilità sono diverse:
- quando si corregge il software;
- quando si emette la nota di credito;
- quando si restituisce il denaro;
- quando si corregge la certificazione fiscale;
- quando si sistema la posizione presso l’Erario.
Oppure solo quando il singolo gestore, dopo settimane o mesi di telefonate, riesce finalmente a recuperare quanto gli era stato trattenuto.
ANBBA vuole una risposta documentata. Se non arriverà, metterà a disposizione delle sedi istituzionali competenti le segnalazioni, i documenti e le anomalie raccolte.
Il piccolo operatore extralberghiero non può essere chi paga il prezzo dell’errore di un sistema che non controlla.
Prima i fatti. Poi i documenti. Poi le responsabilità. E, se necessario, le istituzioni.





