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Napoli non ha bisogno di meno turisti. Ha bisogno di turisti che non scappano

Toledo, Quartieri Spagnoli: qui il Comune ridisegna le regole del gioco

Mentre Napoli cerca di trasformare i visitatori di passaggio in turisti che restano, il Consiglio comunale sceglie nuove regole per l’extralberghiero nel centro storico. ANBBA si oppone alla delibera e si riserva di scendere nei dettagli in un prossimo approfondimento.

Dopo Venezia, ANBBA guarda a Napoli. Due città diverse, due problemi diversi, ma una domanda comune: non è forse arrivato il momento di smettere di contare soltanto quanti turisti arrivano e cominciare a capire come, dove e per quanto tempo vivono le nostre città?

Il confronto con Venezia viene quasi naturale, ma attenzione a non cadere nell’errore di mettere sullo stesso piano due realtà profondamente diverse. Venezia è una città unica al mondo, sospesa sull’acqua, con una conformazione che rende ogni flusso turistico immediatamente visibile e che ha portato l’amministrazione a sperimentare anche una disciplina particolarmente restrittiva sulle locazioni turistiche. Napoli è invece una grande metropoli, viva, abitata, rumorosa, popolare, moderna e antica nello stesso momento, attraversata ogni giorno da una quantità straordinaria di persone e collegata con il resto del territorio attraverso porto, aeroporto, ferrovia e una rete metropolitana che, in alcune sue stazioni, è diventata essa stessa un’attrazione turistica internazionale. Ed è proprio per questo che Napoli ci permette di affrontare il problema del turismo da un’altra prospettiva.

Qui il turismo mordi e fuggi esiste, è evidente, ma sarebbe troppo semplice attribuirlo esclusivamente alle navi da crociera. Il fenomeno crocieristico napoletano è molto più articolato: le navi che attraccano al porto possono essere più di una contemporaneamente e riversano sulla città migliaia di persone, ma non tutti questi visitatori si comportano allo stesso modo. C’è chi scende dalla nave e dedica alcune ore alla visita del centro, chi parte immediatamente per un’escursione organizzata, chi sceglie una pizzeria o un ristorante famoso, chi fa shopping, chi visita i luoghi più conosciuti della città e torna poi a bordo. E c’è soprattutto chi utilizza Napoli come porta d’accesso a un territorio che il mondo intero conosce: Pompei, Capri, il Golfo, la Costiera e le tante meraviglie della Campania.

Il crocierista, quindi, non è semplicemente colui che “arriva la mattina e riparte la sera”. È una figura turistica molto più complessa, inserita in un sistema di mobilità e di escursioni che può portarlo ben oltre il centro storico: in molti casi la nave rappresenta soltanto il punto di arrivo, mentre l’esperienza turistica si sviluppa durante una giornata intera e può comprendere trasporti, ristorazione, shopping, visite culturali e servizi. Ma proprio questa complessità rende ancora più importante una domanda: quanto valore riesce a trattenere Napoli da questo enorme movimento di persone e quanto, invece, il valore turistico viene distribuito verso altre destinazioni?

È una domanda necessaria, perché Napoli non è soltanto una città da attraversare durante una sosta. È una delle grandi destinazioni turistiche italiane e possiede tutto ciò che serve per convincere il visitatore a fermarsi più a lungo: una storia che non ha bisogno di essere inventata, una cultura popolare che continua a vivere nelle strade, una gastronomia diventata famosa in ogni parte del mondo, musei, chiese, palazzi, quartieri, panorami e un patrimonio archeologico e culturale che si estende ben oltre i confini della città. E poi c’è quella Napoli che negli ultimi anni è diventata una delle immagini più riconoscibili del nuovo turismo italiano: i Quartieri Spagnoli, Spaccanapoli, Via dei Tribunali, San Gregorio Armeno, le pizzerie diventate destinazioni internazionali, le botteghe, le tradizioni e quella straordinaria capacità della città di conservare il proprio carattere mentre il mondo intero la scopre.

Ma Napoli oggi è anche una città tecnologicamente moderna. La sua metropolitana è diventata un simbolo di questa trasformazione: alcune stazioni sono vere opere d’arte contemporanea e la stazione Toledo, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, è ormai una delle fermate della metropolitana più conosciute e fotografate d’Europa. È un’immagine perfetta della Napoli contemporanea: una città nella quale la tradizione più antica convive con infrastrutture moderne, arte contemporanea, mobilità e turismo internazionale. Questa è Napoli. Una città che conserva la propria anima e contemporaneamente cambia.

L’ospitalità che ha un volto

E dentro questa trasformazione c’è un’altra componente che non possiamo dimenticare: l’ospitalità extralberghiera. Napoli non vive soltanto di locazioni turistiche e non si può raccontare il suo sistema ricettivo riducendolo all’esplosione delle locazioni brevi degli ultimi anni. La città possiede da tempo una rete di Bed & Breakfast e affittacamere, realtà che hanno contribuito e continuano a contribuire alla costruzione di un modello di ospitalità profondamente diverso da quello della grande struttura alberghiera.

Ed è proprio nei B&B che spesso il turista incontra una Napoli diversa: non soltanto una stanza, non soltanto un letto, ma una persona. Un consiglio su dove mangiare, una spiegazione su come raggiungere un luogo, un’indicazione su quale strada prendere, una raccomandazione su una pizzeria, su una pasticceria, su un museo. Una parola detta con quel tono che soltanto un napoletano sa usare.

Perché a Napoli, diciamolo con un sorriso, forse non è nemmeno indispensabile conoscere perfettamente tutte le lingue del mondo per farsi capire. Il napoletano si fa capire con le mani, con gli occhi, con un’espressione del viso, con una mimica che spesso vale più di una frase intera. È una comunicazione spontanea, calorosa, teatrale, ironica e immediata, ed è parte dell’esperienza che il visitatore porta con sé. Forse è proprio questa una delle grandi ricchezze dell’ospitalità napoletana: il turista può arrivare serio, composto, magari un po’ spaesato, ma a Napoli, molto spesso, finisce per sorridere. Perché questa città ha un modo tutto suo di accogliere. È rumorosa, è esuberante, è contraddittoria, qualche volta è persino difficile da capire, ma ha un’anima. E quando quell’anima entra in contatto con il visitatore, l’esperienza turistica cambia.

Questo è un patrimonio che nessun algoritmo può sostituire e nessuna grande piattaforma può creare artificialmente. È l’accoglienza delle persone, è il valore umano del B&B, è il proprietario dell’affittacamere che non si limita a consegnare una chiave, ma racconta la città. È quella piccola ospitalità che può diventare, per il turista straniero, il primo vero contatto con Napoli.

Regolare significa prima di tutto distinguere

Ed è proprio per questo che quando parliamo di regolamentazione dobbiamo stare molto attenti a non mettere tutto nello stesso contenitore. B&B, affittacamere, locazioni turistiche e strutture alberghiere sono realtà diverse, con caratteristiche, obblighi e modalità di accoglienza differenti. La buona politica turistica deve saperle distinguere, non confonderle, perché se vogliamo una Napoli capace di accogliere un turismo di qualità dobbiamo valorizzare anche quella rete di piccoli operatori che contribuisce a far vivere il turismo non soltanto come attività economica, ma come relazione umana.

Il problema non è quindi stabilire se il turismo sia buono o cattivo. Il problema è capire quale turismo produce valore e quale forma di turismo concentra invece la pressione sulla città senza riuscire a distribuire adeguatamente i benefici. Ed è qui che torna il tema delle locazioni turistiche: una locazione turistica regolare, un B&B, un affittacamere, un albergo sono tutte componenti diverse di un sistema più grande, quello dell’ospitalità. Ognuna deve rispettare le proprie regole, gli obblighi fiscali, amministrativi e di sicurezza previsti dalla normativa. Chi opera abusivamente deve essere individuato; chi lavora nella legalità deve essere riconosciuto come parte del sistema turistico della città.

Napoli, peraltro, dispone oggi di strumenti di identificazione e controllo molto più strutturati rispetto al passato, con CUSR, CIN, BDSR e sistemi regionali di rilevazione dei flussi. Questo significa che la pubblica amministrazione dispone di una quantità crescente di informazioni per conoscere il fenomeno. E allora la domanda che ANBBA vuole porre è semplice: perché non utilizzare fino in fondo questi dati per capire dove si concentra realmente la pressione turistica e quali forme di turismo producono maggiore valore per la città?

Ma nel frattempo Napoli ha scelto una nuova strada

Ed è proprio mentre poniamo queste domande che lo scenario cambia. Il Consiglio comunale di Napoli ha approvato definitivamente la variante urbanistica finalizzata alla salvaguardia dell’offerta abitativa nel centro storico. Il cuore del provvedimento è l’introduzione, nell’area di regolamentazione individuata, di una soglia minima di residenzialità ordinaria fissata, in prima applicazione, al 70 per cento dell’intera unità edilizia. In sostanza, il passaggio da abitazione ordinaria a B&B, affittacamere, case e appartamenti per vacanze o locazioni brevi viene subordinato al rispetto di quella soglia.

È una decisione importante, destinata inevitabilmente a incidere sul futuro dell’ospitalità extralberghiera napoletana. L’Amministrazione la presenta come uno strumento per salvaguardare l’offerta abitativa e impedire che il turismo finisca per assorbire progressivamente la funzione residenziale del centro storico. Il tema esiste e sarebbe sbagliato negarlo. Ma proprio perché il problema è serio, ANBBA ritiene che anche gli strumenti scelti per affrontarlo debbano essere esaminati con altrettanta serietà. E su questa impostazione la posizione dell’Associazione è netta: ANBBA si oppone alla delibera nel suo complesso.

Non è questa, tuttavia, la sede per trasformare un racconto sul futuro turistico di Napoli in un’analisi

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