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I numeri non si possono sfrattare. L’extralberghiero cresce. E dalla Spagna arriva un segnale che l’Europa dovrebbe ascoltare

Quasi una notte su due in Italia si trascorre fuori dagli alberghi

I dati ISTAT del 2026 raccontano un turismo italiano che sta cambiando rapidamente: nel secondo trimestre le presenze nell’extralberghiero crescono del 5,6%, più del doppio dell’alberghiero (+2,4%). Mentre in Europa si cercano nuove limitazioni agli affitti brevi, il Governo italiano apre il confronto e richiama alla necessità di tutelare proprietà, imprese e capacità ricettiva. Intanto dalla Spagna arriva il colpo di scena: il Parlamento boccia le misure del Governo Sánchez sulla casa. E nelle città esplode la protesta per una crisi abitativa che dimostra quanto il problema sia più complesso del solo turismo.

Ci sono momenti nei quali il dibattito può essere alimentato dalle opinioni e altri nei quali conviene guardare i numeri.

Nel secondo trimestre del 2026 gli esercizi ricettivi italiani hanno registrato quasi 148 milioni di presenze: 77,6 milioni nel settore alberghiero e circa 70,3 milioni nell’extralberghiero, comparto nel quale ISTAT comprende anche case e appartamenti concessi in locazione per brevi periodi con finalità turistica.

Quasi una presenza su due.

Ma è soprattutto la velocità della crescita a meritare attenzione: rispetto allo stesso trimestre del 2025, le presenze alberghiere sono aumentate del 2,4%, quelle extralberghiere del 5,6%. Più del doppio.

E non è un episodio isolato. Nel primo trimestre 2026 il divario era stato ancora maggiore: +3,9% per gli alberghi e +14,7% per l’extralberghiero.

Sono numeri che raccontano un cambiamento strutturale della domanda turistica. e che : famiglie, gruppi, lavoratori in mobilità e oranche l’Europa con lo “stress abitativo” cercano di frenare.

Il Governo italiano sceglie il confronto

In questo scenario assume particolare importanza l’azione del Governo e del Ministero del Turismo.

Di fronte alle ipotesi europee di nuovi interventi sugli affitti brevi, il Ministero ha scelto di convocare le associazioni dell’ospitalità alberghiera ed extralberghiera, aprendo un confronto con gli operatori prima di assumere posizioni che potrebbero incidere profondamente sul mercato. Il Ministero ha inoltre espresso pubblicamente preoccupazione rispetto a misure europee che possano trasformarsi in una penalizzazione della proprietà immobiliare e del ceto medio italiano.

È un metodo che ANBBA considera importante: prima ascoltare, studiare i dati e valutare gli effetti; poi eventualmente intervenire.

Perché contrastare l’abusivismo, garantire sicurezza, trasparenza e rispetto degli obblighi fiscali è necessario. Ma regolare un settore è una cosa; ostacolarlo semplicemente perché cresce è un’altra.

Ed è proprio dall’Europa che, nei giorni scorsi, arriva un segnale politico interessante.

Il colpo di scena arriva dalla Spagna

Il 2 ottobre il Congresso spagnolo ha bocciato le misure del Governo di Pedro Sánchez sulla casa, con 172 voti favorevoli e 178 contrari. Nel pacchetto figuravano interventi sulle locazioni temporanee insieme a misure contro gli sfratti e a nuove tutele per gli inquilini.

Una sconfitta politica pesante per il Governo spagnolo e la dimostrazione di quanto sia difficile affrontare un problema complesso come quello della casa attraverso provvedimenti che intervengono direttamente sul mercato e la Spagna scende in piazza contro la crisi abitativa. Le chiavi delle case diventano il simbolo della protesta popolare: molti manifestanti le agitano tra le mani. Decine di migliaia di persone hanno manifestato sabato 3 ottobre in tutto il Paese – da Bilbao a Malaga, da Alicante a Palma de Maiorca, fino alle Canarie – per protestare per il diritto alla casa e chiedere uno sciopero generale

È una contraddizione solo apparente.

Forse dimostra proprio che non esistono scorciatoie e che attribuire a una singola componente del mercato immobiliare — come gli affitti turistici — la responsabilità di problemi accumulati in decenni rischia di produrre soluzioni semplici a problemi molto complessi.

E c’è un altro numero che dovrebbe far riflettere.

In Spagna il turismo vale il 15,5% dell’economia

Secondo le stime del World Travel & Tourism Council, nel 2026 il settore dei viaggi e del turismo dovrebbe contribuire all’economia spagnola per circa 257 miliardi di euro, pari al 15,5% del totale.

Pensateci: 257 miliardi.

Quando un settore arriva a rappresentare una quota simile dell’economia nazionale, è evidente che debba essere governato, reso sostenibile e conciliato con le esigenze dei residenti.

Ma è altrettanto evidente che vale la pena difenderlo.

Difendere il turismo non significa negare il problema della casa. Significa evitare di confondere due questioni e pretendere analisi serie prima di individuare responsabilità e soluzioni.

La disponibilità di abitazioni dipende da moltissimi fattori: immobili vuoti, edilizia pubblica, nuove costruzioni, dinamiche demografiche, investimenti immobiliari, prezzi di vendita, fiscalità, mobilità del lavoro e condizioni del mercato delle locazioni.

Prima di sostenere che limitando gli affitti turistici aumenteranno automaticamente le case disponibili per i residenti bisognerebbe dimostrare, territorio per territorio, quanti immobili tornerebbero realmente sul mercato residenziale.

Alberghi ed extralberghiero: non serve una guerra

Anche in Italia sarebbe quindi utile superare una contrapposizione ormai sterile.

Il settore alberghiero è e resterà una colonna fondamentale dell’ospitalità italiana. Ma riconoscerne il valore non significa negare quello dell’extralberghiero.

Case vacanza, bed & breakfast, affittacamere e locazioni turistiche intercettano spesso esigenze differenti e consentono di distribuire i flussi anche in territori nei quali l’offerta alberghiera è limitata.

Non deve vincere l’albergo contro l’appartamento, né l’appartamento contro l’albergo. Deve vincere il turismo italiano.

Per questo ANBBA guarda con attenzione al confronto aperto dal Governo italiano.

Servono regole chiare. Servono controlli. Serve una lotta seria contro l’abusivismo. E serve equilibrio tra le esigenze dei residenti, il diritto alla proprietà e quelle di un’industria turistica fondamentale per l’economia nazionale.

Ma soprattutto servono dati.

Perché i numeri del 2026 dicono che l’extralberghiero non è più un fenomeno marginale da tollerare o un’anomalia da correggere. È una componente strutturale dell’ospitalità italiana.

La Spagna, proprio in questi giorni, ci ricorda quanto sia difficile governare la casa e il turismo attraverso divieti e semplificazioni. E ci ricorda anche un’altra cosa: quando il turismo rappresenta una parte così grande della ricchezza di un Paese, governarlo bene significa anche difenderlo.

L’Italia ha l’occasione di scegliere una strada diversa: regolare senza soffocare, controllare senza criminalizzare, tutelare la casa senza trasformare il turismo nel capro espiatorio della crisi abitativa.

Perché le norme possono cambiare.

I numeri, invece, non si possono sfrattare.

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