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Piano Casa Italia: finalmente una risposta strutturale. ANBBA lo diceva da anni

Per anni lo abbiamo ripetuto in ogni sede possibile: nei convegni, nelle interviste televisive, negli articoli e nei momenti di confronto istituzionale.

Il Presidente di ANBBA, Prof. Johnny Malerba, è stato chiaro e coerente nel tempo: la crisi degli alloggi ad uso residenziale in Italia non è causata dalle locazioni turistiche.

Un’affermazione spesso controcorrente, ma supportata da dati, studi di settore e dall’esperienza quotidiana di migliaia di operatori. Oggi, finalmente, anche la politica sembra aver preso atto di questa realtà.

La verità che ANBBA sostiene da sempre

Per troppo tempo si è cercato un capro espiatorio facile: le locazioni turistiche. Ma la realtà è ben diversa. Le locazioni turistiche incidono in percentuali minime sul patrimonio abitativo complessivo e non possono essere considerate la causa della carenza di case per i residenti.

Il vero problema, come ANBBA denuncia da anni, è un altro: l’assenza di una politica strutturale della casa, l’abbandono del patrimonio immobiliare pubblico, la mancanza di investimenti e programmazione da parte di governi e regioni. Un vuoto che si è trascinato per decenni, generando degrado urbano, immobili inutilizzati e, in molti casi, vere e proprie situazioni di marginalità e illegalità.

1° maggio 2026: una data simbolica

Non è casuale che il nuovo Piano Casa Italia venga avviato proprio il 1° maggio 2026, festa del lavoro. Il Governo guidato da Giorgia Meloni si appresta ad approvare in Consiglio dei Ministri un provvedimento che punta a essere strutturale e di lungo periodo, segnando un cambio di rotta rispetto al passato.

Lo stesso annuncio della premier in Aula alla Camera è stato netto: “Un piano robusto, strutturale, che ha come obiettivo rendere disponibili, tra alloggi popolari e a prezzi calmierati, oltre 100mila case nei prossimi dieci anni.”

I numeri del Piano Casa Italia

Il progetto è ambizioso e si sviluppa su un orizzonte di 10 anni:

  • 100.000 nuovi alloggi tra edilizia popolare e affitti calmierati
  • 600.000 appartamenti da riqualificare
  • 6 miliardi di euro di investimento complessivo, con possibilità di superare gli 8 miliardi grazie all’integrazione di fondi coesione

Le risorse immediatamente operative ammontano a circa 970 milioni di euro, già confluite nella Legge di Bilancio 2026. Non si tratta di interventi marginali, ma di una vera operazione di sistema che mira a rimettere in moto il settore dell’edilizia residenziale.

Le due direttrici strategiche

1. Recupero del patrimonio esistente

È questo il punto centrale, ed è anche quello che ANBBA ha sempre indicato come prioritario. Si parla di migliaia di immobili pubblici abbandonati, inagibili o lasciati al degrado — spesso diventati luoghi di marginalità. Il Piano prevede contributi a fondo perduto per interventi di manutenzione straordinaria, ristrutturazione, messa a norma ed efficientamento energetico, con un contributo medio stimato di circa 20.000 euro per unità abitativa. Un’operazione che non solo restituisce dignità agli immobili, ma riporta sicurezza e qualità urbana nei territori.

2. Edilizia residenziale sociale

La seconda direttrice guarda al futuro: affitti a canone calmierato, sostegno a giovani, coppie e famiglie, strumenti innovativi come il rent to buy. In questo contesto entrano in gioco anche i fondi immobiliari, con il coinvolgimento della Cassa Depositi e Prestiti, per attrarre capitali e dare stabilità al sistema.

Una svolta che ANBBA accoglie con favore

Questo Piano rappresenta, finalmente, un cambio di paradigma: non si colpiscono settori economici, non si criminalizzano le locazioni turistiche, si interviene sulle vere cause del problema.

È esattamente la linea che ANBBA ha sempre sostenuto. Per anni abbiamo assistito a tentativi di regolamentazione emergenziale spesso indirizzati contro il turismo extra-alberghiero, senza affrontare il nodo centrale: la mancanza di offerta abitativa strutturale. Oggi il Governo sembra aver cambiato prospettiva.

Opportunità per il sistema Paese

Gli effetti di questo Piano possono essere molteplici: rilancio del settore edilizio, nuove opportunità per professionisti e imprese, recupero urbano e sociale di interi quartieri, maggiore accessibilità alla casa. E, soprattutto, una maggiore equilibratura tra residenziale e turismo, senza contrapposizioni ideologiche.

La posizione ANBBA: ora serve continuità

ANBBA accoglie positivamente questo intervento, ma con una consapevolezza chiara: non basta un piano, serve continuità nel tempo, attuazione concreta, semplificazione burocratica e coinvolgimento reale dei territori. I cicli dell’edilizia pubblica in Italia sono storicamente lunghi e le coperture finanziarie dovranno essere garantite nel tempo. Solo così si potrà trasformare questo progetto in risultati concreti.

Per anni ANBBA ha sostenuto una verità spesso ignorata: la crisi abitativa italiana non nasce dal turismo, ma dalla mancanza di politiche della casa. Il Piano Casa Italia sembra andare finalmente nella direzione giusta. È un primo passo importante. Ora sarà fondamentale trasformarlo in realtà.

ANBBA continuerà a vigilare, proporre e collaborare, affinché il diritto alla casa e lo sviluppo del turismo possano convivere in modo equilibrato, sostenibile e moderno.

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