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Locazioni Turistiche imprenditoriali trasformate in CAV?

Un allarme per l’economia turistica e il gettito fiscale locale

CASO SARDEGNA

Locazioni turistiche imprenditoriali: il vero nodo non è il numero ma la legittimità giuridica – un allarme per l’economia turistica e il gettito fiscale locale

La Sardegna, una regione di incomparabile bellezza naturale e meta privilegiata del turismo italiano ed europeo, basa gran parte della propria economia sull’accoglienza diffusa. Il turismo rappresenta infatti una risorsa vitale, capace di sostenere territori fragili e stagionalità accentuate, dando lavoro e sviluppo a molte comunità locali.

In questo scenario, le locazioni turistiche non sono solo una modalità di ospitalità tra le tante, ma costituiscono un elemento imprescindibile dell’offerta ricettiva, soprattutto nelle aree dove il sistema alberghiero tradizionale fatica a coprire la domanda.

Il nodo giuridico vero: la legittimità della locazione turistica imprenditoriale

Il punto centrale non è se si possa o meno fissare un limite numerico (sia esso 4 unità come attualmente in Sardegna, o 2 unità come proposto nella Legge di Bilancio nazionale 2024).
Il problema reale è la qualificazione giuridica dell’attività stessa.

La posizione della Regione Sardegna

La Regione Sardegna, con l’articolo 16 della Legge Regionale n. 16/2017 (Norme in materia di attività turistico-ricettive e agrituristiche), ha previsto che, oltre un certo numero di unità, le locazioni siano considerate Centro di Accoglienza Turistica (CAV), cioè strutture extralberghiere soggette a regolazioni specifiche.
Questa impostazione nega l’esistenza stessa della locazione turistica esercitata in forma imprenditoriale come categoria autonoma, facendola rientrare esclusivamente nelle strutture ricettive extralberghiere o nelle locazioni occasionali (art. 21-bis LR 16/2017).

Tale approccio entra in diretto contrasto con la normativa nazionale, che riconosce una disciplina distinta e autonoma per le locazioni turistiche imprenditoriali.

Quadro normativo nazionale: la locazione turistica imprenditoriale

A livello statale, la locazione turistica imprenditoriale è regolata da una serie di norme chiare e coordinate, che definiscono la natura e i requisiti di questa attività.

Codice Civile

  • Articoli sul contratto di locazione (artt. 1571 e ss.), che disciplinano in via generale le locazioni di immobili, inclusi gli usi turistici.

Decreto Legislativo 23 maggio 2011, n. 79 – Codice del Turismo

  • Art. 53: definisce le strutture ricettive extralberghiere e riconosce la possibilità di esercitare l’attività di locazione turistica anche in forma imprenditoriale senza la necessità di fornire servizi aggiuntivi propri degli esercizi ricettivi.

Legge 30 dicembre 2020, n. 178 – Legge di Bilancio 2021

  • Comma 595: introduce una definizione chiara della locazione turistica come attività economica autonoma, riconoscendo la possibilità di esercitarla in forma imprenditoriale, con conseguenti implicazioni fiscali e amministrative.

Decreto Legge 21 settembre 2023, n. 145 (art. 13-ter)

  • Introduzione del Codice Identificativo Nazionale (CIN) per le locazioni turistiche, finalizzato a creare un registro unico e trasparente a livello nazionale per il monitoraggio e il controllo delle unità immobiliari locate a fini turistici.
  • La locazione turistica imprenditoriale è soggetta a regime fiscale di impresa (con obbligo di partita IVA e applicazione dell’IVA, ove dovuta) e non può essere confusa con la locazione occasionale.

Competenza delle Regioni: limiti e possibilità

Le Regioni, comprese quelle a statuto speciale come la Sardegna, hanno competenze specifiche nella materia turistica, soprattutto per quanto riguarda:

  • la disciplina amministrativa e autorizzatoria (es. regolamenti, concessioni, protocolli di sicurezza);
  • la gestione dei registri regionali e l’organizzazione del sistema statistico;
  • la regolamentazione delle strutture ricettive tradizionali ed extralberghiere.

Tuttavia, non possono:

  • negare l’esistenza o la legittimità di una figura giuridica riconosciuta dallo Stato;
  • imporre per legge regionale una trasformazione della natura giuridica di un’attività economica (ad esempio, da locazione turistica a CAV);
  • incidere su contratti, regime fiscale e libertà d’impresa, che sono materie di competenza esclusiva statale (artt. 117 e 119 Cost.).

Questa linea è stata ribadita più volte dalla Corte Costituzionale, che ha sancito l’incompatibilità di normative regionali o locali che sconfinano in materie di ordinamento civile o fiscale.

Il rischio Sardegna: un corto circuito amministrativo

La posizione della Regione Sardegna genera un cortocircuito burocratico e amministrativo, come dimostra il caso di aziende del settore che ricevono:

  • dinieghi o preavvisi di inammissibilità per pratiche di iscrizione ai registri regionali,
  • rilascio di Codici Identificativi Nazionali (CIN) provvisori da parte del Ministero, a seguito di mancata risposta regionale,
  • impossibilità di completare l’iscrizione e adempiere agli obblighi normativi (ad esempio, trasmissione dati ISTAT, ROSS1000, SIRED).

In sostanza, la Regione non riconosce l’attività ma, di fatto, non può impedirla: un limbo amministrativo che crea instabilità e danni concreti agli operatori.

Tassa di soggiorno: il peso economico e il rischio erariale

Oltre agli aspetti giuridici e amministrativi, questa vicenda ha un impatto diretto sui bilanci locali.

La tassa di soggiorno, istituita con il D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23 e disciplinata in dettaglio dal D.L. 50/2017, rappresenta una fonte rilevante di entrate per molti Comuni turistici, che la utilizzano per finanziare servizi e infrastrutture.

Le locazioni turistiche contribuiscono in modo crescente e significativo a questo gettito. Secondo studi recenti e report delle Camere di Commercio:

  • Il contributo della tassa di soggiorno derivante da locazioni turistiche supera spesso, in percentuale, quello delle strutture ricettive tradizionali.
  • Il calo o la perdita di questo gettito può provocare seri squilibri finanziari nelle casse comunali, compromettendo investimenti essenziali per la qualità dell’offerta turistica.

In Sardegna, dove l’economia locale è fortemente dipendente dal turismo, un’errata interpretazione normativa che riduca drasticamente le locazioni turistiche rischia quindi di provocare un danno erariale concreto e rilevante.

Quali prospettive per le amministrazioni locali?

I Comuni si trovano oggi in un paradosso:
se da un lato sono chiamati a garantire servizi e infrastrutture di qualità, dall’altro vedono ridursi una delle fonti principali di finanziamento a causa di politiche restrittive sulle locazioni turistiche.

Questa contraddizione è evidente e pericolosa:
dove troveranno le risorse per compensare il calo del gettito da tassa di soggiorno?

Il ruolo di ANBBA: tutela, monitoraggio e azione strategica

ANBBA si pone come soggetto attivo nel:

  • difendere il principio inderogabile che la qualificazione giuridica delle locazioni turistiche è di competenza statale e va rispettata integralmente;
  • denunciare e contrastare le interpretazioni regionali che esorbitano dalle competenze assegnate e rischiano di compromettere la stabilità del settore;
  • evidenziare l’importanza economica e fiscale delle locazioni turistiche, sostenendo la necessità di un dialogo costruttivo tra istituzioni e operatori;
  • promuovere politiche equilibrate e sostenibili che valorizzino il turismo diffuso senza danneggiare l’economia locale e i bilanci pubblici.

Invito a iscriversi ad ANBBA: un sostegno concreto per gli operatori turistici

In un momento così delicato e complesso per il settore delle locazioni turistiche, è fondamentale che gli operatori ricevano tutto il supporto necessario per affrontare le sfide normative, amministrative e di mercato.

ANBBA si impegna quotidianamente a tutelare gli interessi delle strutture ricettive, offrendo assistenza qualificata e strumenti concreti per far vivere e crescere le attività di chi opera con passione e professionalità.

Il nostro impegno è particolarmente forte in Sardegna, dove recentemente abbiamo avuto l’opportunità di incontrare numerosi operatori durante le due giornate di VIVERE di TURISMO a Rimini, ascoltando le loro esperienze e offrendo un sostegno mirato.

Per questo motivo, rivolgiamo un appello a tutti i gestori di strutture presenti sull’isola e non solo:
iscrivetevi ad ANBBA per entrare a far parte di una rete solida e competente, che lavora per difendere il vostro diritto a operare con chiarezza e sicurezza, per rappresentarvi nelle sedi istituzionali e per accompagnarvi nelle sfide quotidiane.

Solo con un’associazione forte e unita potremo contrastare derive normative dannose, proteggere il valore del turismo diffuso e garantire un futuro sostenibile per l’intero comparto.

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