
Ecco la verità sulla “turistificazione” in una delle più belle città d’arte d’Italia: Firenze, in cui si combatte con accanimento l’overturism
Dopo l’analisi sull’overtourism in Europa e le possibili soluzioni, è necessario guardare al caso di Firenze, città simbolo dell’arte e della cultura italiana, oggi al centro di un acceso dibattito sulla turistificazione.
L’assalto delle multinazionali – “Si piange sul latte versato”
Un articolo apparso sul web pone una domanda provocatoria: “A chi fa gola Firenze?”.
La risposta è sotto gli occhi di tutti: grandi complessi immobiliari dismessi sono stati ceduti e trasformati in studentati di lusso o residenze temporanee, che di fatto funzionano come hotel di alto livello.
Il risultato è chiaro: la città pubblica, fatta di spazi comuni e case per i residenti, si riduce anno dopo anno.
Operazioni di facciata e privatizzazione degli spazi
Queste trasformazioni non sono frutto del caso, ma di precise scelte politiche e urbanistiche. Varianti e piani di recupero hanno favorito i grandi fondi finanziari e immobiliari, sotto l’etichetta di rigenerazione urbana.
Il caso emblematico è quello di un ex complesso sanitario vicino alla stazione, riconvertito in “studentato” di alta gamma che, nella realtà, funziona come un hotel: una risposta che non va certo incontro al bisogno reale di alloggi accessibili.
La contraddizione sugli affitti brevi
Oggi le stesse amministrazioni che hanno promosso tali trasformazioni accusano gli affitti brevi come causa dello svuotamento del centro storico.
La verità, però, è che Firenze si impoverisce anche per la mancanza di servizi di prossimità, spazi verdi, scuole, attività artigiane e di vicinato: elementi essenziali per la vita quotidiana dei residenti.
I dati dello spopolamento
- Affitti in crescita di oltre il 5% annuo
- Prezzo medio di acquisto: oltre 3.500 €/mq
- Più di 18.000 residenti in meno in meno di dieci anni
Oggi, vivere a Firenze significa spesso dover destinare più della metà del proprio reddito all’affitto.
Firenze come “Disneyland culturale”?
Il centro storico rischia di trasformarsi in una vetrina per turisti e in una macchina di rendita immobiliare, mentre i residenti vengono spinti verso le periferie.
I piccoli proprietari che affittano per brevi periodi diventano il capro espiatorio, mentre le vere cause affondano nella finanziarizzazione dell’abitare e nella svendita del patrimonio pubblico.
Una necessaria inversione di rotta
Per evitare che Firenze diventi una “Disneyland culturale”, servono scelte coraggiose:
- pianificazione urbanistica che metta al centro il diritto alla casa
- recupero del patrimonio pubblico per usi sociali
- politiche per affitti calmierati
- rilancio dei servizi di vicinato e degli spazi di socialità
“Piangere sul latte versato” non basta: occorre restituire al centro storico la sua funzione primaria di luogo di vita e comunità, non solo di consumo turistico.





