
Editoriale — Direttore ANBBA
di Cesare Gherardi — Direttore ANBBA
Non c’è pace tra gli ulivi centenari che punteggiano colline e campagne della Puglia. Tra i borghi dalle case bianche, le piazzette silenziose, le stradine lastricate e le scogliere a picco sul mare, questa terra custodisce secoli di storia, leggende e memorie. Qui hanno camminato imperatori, re e artisti che hanno plasmato la cultura e la civiltà locale, lasciando segni indelebili. Ogni pietra, ogni vicolo, ogni ulivo racconta una storia millenaria: dal Gargano, con le sue foreste e i santuari millenari, a Santa Maria di Leuca, dove l’Adriatico e lo Ionio si incontrano; da Otranto, con la sua cattedrale dai mosaici unici, a Barletta e la sua celebre Disfida; fino a Lecce, la “Firenze del Sud”, con le sue chiese scolpite, i palazzi barocchi, le piazze che sembrano musei a cielo aperto, i vicoli in cui ogni pietra trasuda arte e maestria secolare.
Eppure, questa Puglia meravigliosa oggi è minacciata. La nuova Giunta regionale ha deciso di mettere il turismo sotto assedio. Gli affitti brevi, i B&B, le case vacanza, che per anni hanno portato vita, lavoro e reddito nelle comunità locali, ora rischiano di essere strangolati da norme burocratiche, limiti numerici e divieti territoriali. Il turista, che una volta era accolto con entusiasmo e orgoglio, rischia di diventare un “problema” da contenere. Chi lavora ogni giorno nell’ospitalità diffusa rischia di vedere svanire il proprio futuro sotto decisioni politiche cieche e restrittive.
I numeri sono chiari: oltre 44.800 immobili destinati alla locazione turistica registrati in Puglia generano quasi il 20% degli arrivi turistici totali, con una crescita annua superiore al 25%. Un fenomeno in continua espansione, trainato dalle piattaforme digitali come Booking e Airbnb, che ha contribuito in modo determinante all’economia dei borghi, al reddito delle famiglie e all’occupazione giovanile. Bloccare o limitare questo settore significa colpire direttamente chi vive e lavora in Puglia, senza risolvere i problemi reali della carenza abitativa.
Molti centri storici, dal Gargano a Leuca, da Otranto a Ostuni — e in primo luogo Lecce — rischiano di perdere per sempre la loro straordinaria bellezza barocca. Lecce, la celebre “Firenze del Sud”, potrebbe trasformarsi in un simbolo drammatico di una politica che soffoca invece di valorizzare: una città deserta, silenziosa, privata di quella linfa vitale che è il turismo, capace di far risplendere le sue piazze, le sue chiese, le sue strade di pietra. I suoi negozi eleganti, le botteghe artigiane, i ristoranti che custodiscono eccellenze uniche rischiano di chiudere o perdere opportunità preziose, con danni economici gravissimi per le comunità che li sostengono. La Giunta regionale sembra voler importare modelli già falliti altrove, ignorando una verità fondamentale: la ricchezza di una città non sta solo nelle sue mura, ma nelle persone che la vivono e nelle energie che il turismo porta con sé. Senza questa presenza, i borghi e le città non fioriscono: sprofondano, lentamente, nell’oblio e nell’indifferenza. Lecce rischia di diventare un monumento vuoto, un ricordo della sua grandezza, se non si riconosce subito che la vera forza della città è il dialogo tra cultura, comunità e visitatori. È il turismo, e non la burocrazia, che ha dato respiro e futuro alla città negli ultimi anni, e ignorarlo significa condannare secoli di storia alla solitudine e al silenzio.
Le conseguenze sarebbero drammatiche e immediate:
- migliaia di posti di lavoro persi, tra gestori di B&B, case vacanza, affittacamere, ristoranti e servizi collegati;
- riduzione drastica dei posti letto disponibili, con impatto anche sulle strutture alberghiere tradizionali;
- svuotamento dei centri storici, impoverimento culturale e sociale, sparizione delle botteghe storiche, degli artigiani e delle attività locali;
- indebolimento dell’economia locale, che da anni trova nel turismo la sua principale fonte di reddito.
Questa non è una questione di numeri o statistiche: è una questione di vita quotidiana, libertà economica e sopravvivenza delle comunità locali. Limitare gli affitti brevi senza offrire strumenti concreti per sostenere chi lavora nel turismo non protegge i cittadini. Li distrugge. Li lascia senza futuro.
La Puglia rischia di diventare una terra silenziosa, dove i borghi sopravvivono solo come scenari per fotografie e social media, senza più vita reale, senza persone, senza lavoro, senza anima. Questa politica non tutela la comunità: la soffoca, la impoverisce, la svuota. Non possiamo permettere che accada. Il turismo non è il nemico. Gli operatori dell’ospitalità non sono un problema. La vera ricchezza della Puglia sono le persone che la abitano, la storia che custodisce, i borghi che respirano vita. E sono queste persone che oggi rischiano di essere sacrificate.
La Puglia merita di più: merita politiche intelligenti, che regolamentino senza soffocare, che sostengano chi lavora, che valorizzino il patrimonio culturale, che garantiscano lavoro e futuro alle comunità. Perché il rischio è chiaro: senza turismo sostenibile, senza affitti brevi che portano reddito e vita nei borghi, la Puglia rischia di diventare un museo vuoto, una cartolina senza anima, un paradiso che muore lentamente tra norme e burocrazia.





