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Turismo cannibale? No, turismo capro espiatorio.

L’ennesima offensiva contro gli affitti brevi e il comparto extra-alberghiero sta assumendo toni sempre più ideologici.

Johnny Malerba – Presidente ANBBA

La crociata contro gli affitti brevi ignora le vere cause della crisi abitativa

Adesso si parla addirittura di “turismo cannibale”, come se il problema della casa, dei centri storici e delle città d’arte fosse nato con i Bed & Breakfast, le case vacanza e le locazioni turistiche. E mentre da Firenze a Bologna si moltiplicano le richieste di blocchi, divieti e limitazioni, si continua a ignorare una realtà evidente: il turismo non è il nemico delle città italiane. È una delle loro principali risorse.

L’articolo pubblicato da Il Resto del Carlino del 29 maggio 2026 dedica ampio spazio alla crescente “guerra agli affitti brevi” e riporta le dichiarazioni del Presidente ANBBA, Johnny Malerba, che richiama ancora una volta amministratori e opinione pubblica a una riflessione più equilibrata.

Malerba evidenzia come le regole per il settore siano già diventate estremamente severe: obblighi di registrazione, CIN, comunicazioni alle Questure, requisiti di sicurezza, controlli fiscali e nuove limitazioni introdotte dal Governo. Eppure, nonostante questo, continua la caccia al responsabile ideale.

Le parole del Presidente ANBBA meritano di essere evidenziate:

“Oggi c’è una crociata contro gli affitti brevi, ma soltanto per un amministratore che non sa governare il sistema del turismo la soluzione è una stretta nel sistema dell’extralberghiero.”

E ancora: “Il settore dell’extralberghiero prima di tutto calmiera i prezzi.”

Una considerazione che trova conferma nell’esperienza internazionale. Lo stesso Malerba ricorda il caso di New York, dove la drastica riduzione degli affitti brevi ha provocato un’impennata dei prezzi alberghieri, senza risolvere in modo significativo il problema abitativo.

Adesso anche Bologna?

La sensazione è che si stia creando un effetto domino. Dopo Firenze, anche Bologna sembra orientata verso politiche sempre più restrittive. Il rischio è che ogni città, sotto la pressione di slogan mediatici e movimenti di protesta, scelga la strada più semplice: colpire il turismo e chi lavora nell’accoglienza.

Ma una domanda dovrebbe essere posta con chiarezza: se si eliminano gli affitti brevi, dove andranno i milioni di visitatori che continuano ad arrivare in Italia?

Le città d’arte non possono essere trasformate in musei chiusi. Firenze, Venezia, Roma, Bologna, Napoli non sono quartieri dormitorio. Sono città che da secoli vivono di commercio, cultura, ospitalità e turismo.

Il caso Venezia: una discussione sempre più surreale

Il dibattito raggiunge livelli quasi paradossali quando si parla di Venezia. C’è chi sostiene che per “salvare Venezia” occorra ridurre drasticamente il turismo. Ma salvare Venezia da chi?

Venezia è Venezia proprio perché da oltre mille anni accoglie persone provenienti da tutto il mondo. La Serenissima è stata una potenza commerciale internazionale quando molte città europee erano ancora piccoli centri medievali. Mercanti, viaggiatori, pellegrini e visitatori hanno sempre attraversato calli e canali.

Pensare di risolvere i problemi della città eliminando o comprimendo il turismo significa ignorare la sua stessa storia.

Di cosa dovrebbe vivere Venezia? I gondolieri dovrebbero accompagnare gli abitanti a fare una passeggiata nei canali? I ristoranti dovrebbero servire esclusivamente residenti? Gli alberghi, i B&B, le case vacanza, le attività commerciali, gli artigiani, le guide turistiche e i trasporti dovrebbero rinunciare alla loro principale fonte economica?

La realtà è che Venezia non ha bisogno di meno turismo. Ha bisogno di una migliore gestione dei flussi, di infrastrutture adeguate, di servizi efficienti e di politiche abitative serie.

Il problema della casa non nasce con gli affitti brevi

Attribuire la crisi abitativa esclusivamente alle locazioni turistiche è una semplificazione che non regge all’analisi dei dati. Le difficoltà nel reperire alloggi derivano da una combinazione di fattori: carenza di edilizia residenziale, aumento dei costi di costruzione, elevata pressione fiscale sugli immobili, crescita dei costi energetici, riduzione degli investimenti pubblici nel settore abitativo, concentrazione della domanda nelle grandi città universitarie.

Scaricare tutte le responsabilità sugli affitti brevi rischia soltanto di creare un nemico comodo, senza affrontare le vere cause del problema.

Servono regole, non crociate

ANBBA sostiene da sempre la necessità di regole chiare, controlli efficaci e lotta all’abusivismo. Ma una cosa sono le regole, altra cosa sono le crociate ideologiche.

Quando si arriva a definire il turismo una minaccia e l’accoglienza un problema, si perde di vista un dato fondamentale: l’Italia è una delle principali destinazioni turistiche del mondo e gran parte della sua economia, diretta e indiretta, dipende proprio da questo settore.

Per questo motivo le parole di Johnny Malerba rappresentano un richiamo al buon senso: governare il turismo non significa distruggerlo, ma renderlo sostenibile e compatibile con le esigenze dei territori.

Continuare a cercare il “colpevole perfetto” negli affitti brevi rischia di produrre un solo risultato: meno opportunità economiche, meno concorrenza, prezzi più alti per i viaggiatori e danni per migliaia di famiglie che operano legalmente nel comparto dell’ospitalità extra-alberghiera.

L’Italia non ha bisogno di una guerra contro il turismo. Ha bisogno di amministratori capaci di governarlo.

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