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Affitti brevi sotto attacco: il TAR della Toscana apre una strada pericolosa

La sentenza del TAR Toscana apre un precedente che preoccupa migliaia di operatori extra-alberghieri

Con le sentenze che hanno respinto 19 ricorsi contro il regolamento del Comune di Firenze sugli affitti brevi, il TAR della Toscana ha di fatto aperto un precedente che rischia di avere conseguenze enormi in tutta Italia.

Una decisione salutata da molti amministratori come una vittoria storica contro l’overtourism, ma che per migliaia di piccoli proprietari, famiglie, pensionati e operatori dell’extra-alberghiero rappresenta invece un segnale estremamente preoccupante.

Dietro slogan come “tutela della residenzialità”, “equilibrio urbano” e “difesa del centro storico”, si sta consolidando un’idea pericolosa: limitare il diritto dei cittadini di utilizzare e valorizzare il proprio immobile.

Il grande capro espiatorio: gli affitti brevi

Da anni una parte della politica ha individuato nelle locazioni turistiche il nemico perfetto. Mancano case in affitto? Colpa degli affitti brevi. I residenti diminuiscono? Colpa degli affitti brevi. I prezzi salgono? Sempre colpa degli affitti brevi.

Una semplificazione estrema che rischia di nascondere problemi molto più complessi: la pressione fiscale immobiliare, la carenza di edilizia residenziale pubblica, anni di assenza di politiche abitative, le speculazioni dei grandi fondi immobiliari, l’aumento dei costi energetici, la crescita incontrollata degli affitti tradizionali, le università che attraggono migliaia di studenti senza adeguata pianificazione abitativa.

È molto più semplice indicare il piccolo proprietario come responsabile di tutti i problemi delle città.

Una sentenza che preoccupa

Le motivazioni del TAR meritano una riflessione profonda. Secondo i giudici, la tutela dell’ambiente urbano, del patrimonio storico e degli equilibri sociali può giustificare limitazioni alla libertà economica. Ma il punto è un altro: fin dove ci si può spingere?

Perché oggi si limitano le locazioni turistiche. Domani cosa verrà limitato? La libertà di locare un immobile? La possibilità di scegliere a chi affittarlo? La facoltà di destinare una proprietà a un utilizzo economicamente sostenibile? Sono interrogativi che non possono essere liquidati con leggerezza.

Proprietari trasformati in colpevoli

Il messaggio che rischia di passare è devastante. Chi investe i propri risparmi in una casa viene trattato quasi come un soggetto da controllare, limitare e contenere.

Eppure dietro molte locazioni turistiche non esistono grandi multinazionali. Esistono famiglie, pensionati, lavoratori, piccoli risparmiatori, proprietari che hanno investito i sacrifici di una vita. Persone che spesso hanno recuperato immobili abbandonati, riqualificato appartamenti degradati e contribuito al rilancio turistico di interi quartieri.

Firenze dimentica chi ha sostenuto il turismo

C’è un aspetto che sembra essere stato completamente rimosso dal dibattito. Durante anni difficilissimi per il turismo italiano, migliaia di operatori dell’extra-alberghiero hanno investito risorse proprie per migliorare l’offerta ricettiva: hanno ristrutturato immobili, pagato tasse, generato occupazione, sostenuto il commercio locale e contribuito alla promozione internazionale delle città italiane.

Oggi molti di questi soggetti si sentono improvvisamente trasformati nel problema da eliminare.

Il rischio dell’effetto domino

La vera preoccupazione riguarda ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi. La decisione del TAR potrebbe incoraggiare numerosi Comuni italiani ad adottare regolamenti sempre più restrittivi. Venezia, Roma, Bologna, Milano, Napoli, Palermo, Genova: molte amministrazioni osservano con attenzione il caso Firenze. Il rischio è assistere a una progressiva proliferazione di divieti, contingentamenti, autorizzazioni temporanee e nuovi ostacoli burocratici.

Ma davvero gli affitti brevi sono il problema?

La domanda che nessuno sembra voler affrontare è semplice: esistono dati certi che dimostrino che bloccare gli affitti brevi farà diminuire il costo delle abitazioni? Esistono studi che dimostrino che gli appartamenti torneranno automaticamente sul mercato residenziale? Esistono prove che le giovani coppie riusciranno improvvisamente a trovare casa?

Oppure si rischia semplicemente di colpire un intero comparto senza risolvere le vere criticità strutturali? Perché la storia insegna che vietare è molto più facile che governare.

Il turismo non può essere trattato come un problema

L’Italia vive anche grazie al turismo. Milioni di visitatori scelgono il nostro Paese ogni anno e le locazioni turistiche sono diventate parte integrante dell’offerta ricettiva moderna. Affrontare il tema esclusivamente attraverso divieti e limitazioni rischia di essere una visione miope.

Serve invece una regolamentazione equilibrata. Servono controlli seri contro gli abusivi, lotta all’evasione, trasparenza e qualità. Ma trasformare l’intero settore in un bersaglio politico rischia di produrre effetti molto pericolosi.

La posizione di ANBBA

ANBBA continua a sostenere la necessità di regole chiare, controlli efficaci e contrasto all’abusivismo. Tuttavia non si può non rilevare come questa sentenza rischi di consolidare una visione fortemente penalizzante nei confronti di migliaia di operatori regolari che lavorano nel rispetto delle norme.

La tutela dei centri storici è un obiettivo condivisibile. La lotta all’abusivismo è fondamentale. La qualità dell’accoglienza deve essere una priorità. Ma attenzione a non trasformare il diritto di proprietà e la libertà d’impresa in principi sacrificabili ogni volta che diventa politicamente conveniente individuare un nuovo responsabile.

Perché il rischio è che, nel tentativo di combattere l’overtourism, si finisca per colpire proprio quei cittadini che hanno contribuito alla crescita dell’ospitalità italiana e alla valorizzazione del patrimonio immobiliare delle nostre città. E questa sarebbe una sconfitta per tutti.

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