
La sentenza della Corte Costituzionale sugli affitti brevi solleva dubbi su competenze regionali libertà d’impresa e unità normativa nazionale.
di Cesare Gherardi – Direttore ANBBA
Non tutte le decisioni della Corte costituzionale hanno lo stesso impatto. Alcune chiariscono principi giuridici, altre riequilibrano competenze, mentre altre ancora sollevano interrogativi profondi sul confine tra funzione giurisdizionale e scelte di indirizzo amministrativo. La recente sentenza che conferma la legge toscana sugli affitti brevi e sull’overtourism non è solo una pronuncia tecnica: offre spunti importanti sulla gestione delle competenze tra livelli di governo.
Dietro l’attenzione mediatica e le celebrazioni regionali e locali, emerge un nodo rilevante: chi stabilisce i confini tra libertà economica e regolamentazioni locali? La Costituzione assegna competenze specifiche allo Stato e agli enti locali, e la corretta interpretazione di tali confini è essenziale per garantire certezza del diritto e sicurezza per cittadini e imprese.
La sentenza e la funzione sociale della proprietà
La Corte ha affermato che la regolamentazione delle locazioni turistiche rientra nelle materie del turismo e del governo del territorio, dunque di competenza locale. Tuttavia, le locazioni brevi sono anche contratti privati, disciplinati dall’ordinamento civile, e ogni limite alle scelte dei proprietari deve essere attentamente bilanciato.
La sentenza riconosce un’ingerenza nelle scelte dei proprietari, giustificandola con obiettivi generali di tutela dell’equilibrio sociale e del territorio. È un richiamo importante: le finalità generali non possono trasformarsi in vincoli automatici per i cittadini, pena il rischio di frammentazione normativa e incertezza legale.
Un quadro chiaro e uniforme: il ruolo dello Stato
In questo contesto, le norme statali sugli affitti brevi hanno introdotto strumenti chiari e uniformi: codici identificativi nazionali (CIN), censimento delle strutture, controlli e misure di sicurezza. Questi strumenti servono a garantire trasparenza, legalità e sicurezza in un settore che ha conosciuto fenomeni di irregolarità e abusivismo diffusi.
L’obiettivo non è limitare le attività locali, ma assicurare che regole comuni proteggano cittadini, imprese e mercato in generale, evitando interpretazioni divergenti che possano penalizzare chi opera correttamente.
Le conseguenze di una normativa frammentata
Se ogni Regione o Comune adottasse regole autonome senza un quadro unitario, si creerebbe un mosaico normativo difficile da seguire, con impatti su investimenti, occupazione e libertà economiche. La vera posta in gioco è l’equilibrio tra autonomia locale e coerenza nazionale, che tutela anche i piccoli proprietari e gli operatori del settore turistico.
La Costituzione e le normative nazionali nascono per garantire equilibri, diritti e certezza del diritto. È essenziale che questi principi guidino ogni scelta normativa, evitando che obiettivi generali diventino vincoli arbitrari.
Conclusione
Lo Stato ha il compito di assicurare che le regole siano chiare, uniformi e rispettose dei diritti dei cittadini. Garantire la libertà d’impresa, la proprietà privata e la trasparenza del mercato è fondamentale per uno sviluppo equilibrato e sostenibile dell’intero settore turistico.
Riferimenti normativi e giurisprudenziali chiave
- Articolo 42 Cost. — tutela della proprietà privata e della sua funzione sociale
- Articolo 3 Cost. — principio di uguaglianza davanti alla legge
- Articolo 117, comma 2, Cost. — ripartizione delle competenze legislative tra Stato, Regioni e Comuni
- Decreto Legge n. 162/2023, convertito in Legge n. 6/2024 — normativa statale sugli affitti brevi e contrasto all’abusivismo nel settore turistico
- Sentenza Corte Cost. n. 186/2025 — pronuncia sulla legge toscana sul turismo e affitti brevi
- Giurisprudenza consolidata — interpretazione della funzione sociale della proprietà e limiti all’ingerenza pubblica (sentenze Corte Cost. n. 59/1989; n. 243/2001)





