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Soundreef e le nuove licenze TV: B&B e case vacanza ancora nel mirino. ANBBA dice basta al bancomat dell’ospitalità

Una TV in camera basta a far scattare una licenza? Le domande di ANBBA

Diritti musicali già pagati dalle emittenti, nuove licenze richieste alle strutture ricettive e persino annualità arretrate: nelle caselle PEC degli operatori arrivano lettere con un ultimatum di dieci giorni. ANBBA solleva il caso nazionale e chiede chiarezza, trasparenza e regole proporzionate per le piccole attività extralberghiere.

Una nuova tegola sulle strutture extralberghiere

Non c’è davvero pace per l’ospitalità extralberghiera italiana.

Come se non bastassero l’aumento dei costi di gestione, gli adempimenti burocratici, le incombenze fiscali e gli obblighi amministrativi che continuano ad accumularsi sulle spalle dei piccoli operatori, arriva una nuova questione destinata a far discutere.

In questi giorni numerosi soci stanno segnalando ad ANBBA di aver ricevuto comunicazioni, anche tramite PEC, da Soundreef International Limited, società attiva nella gestione dei diritti d’autore musicali. L’oggetto è inequivocabile: la richiesta di sottoscrivere una licenza per la diffusione di musica d’ambiente nelle strutture ricettive.

Ma la vicenda presenta aspetti che ANBBA ritiene necessario approfondire immediatamente.

In una delle lettere sottoposte all’Associazione, datata 9 ottobre 2026, Soundreef sostiene che anche la semplice disponibilità di apparecchi televisivi nelle camere o negli spazi comuni comporti l’obbligo di ottenere una specifica licenza per le opere musicali del proprio repertorio.

Non solo. La società invitava a regolarizzare anche le eventuali annualità pregresse e prospettava, in caso di mancato adempimento entro dieci giorni dal ricevimento, il ricorso alle vie giudiziarie, con ulteriori costi per il destinatario.

Una richiesta che non può essere liquidata con un semplice invito a mettere mano al portafoglio.

Ma quale musica d’ambiente? Un B&B non è un grande albergo

ANBBA ritiene indispensabile partire da una distinzione troppo spesso trascurata.

L’ospitalità extralberghiera comprende realtà profondamente diverse: piccoli B&B a conduzione familiare, affittacamere con poche stanze, case vacanza, appartamenti turistici, attività in cui l’ospitalità si svolge nella stessa abitazione del titolare.

Molte di queste strutture non hanno impianti di filodiffusione, non organizzano intrattenimento musicale e non offrono alcun servizio di musica d’ambiente.

Eppure la richiesta di Soundreef non riguarda soltanto chi diffonde volontariamente musica con altoparlanti o impianti audio. Secondo l’impostazione della lettera, anche i televisori usati dagli ospiti possono veicolare opere musicali protette, attraverso programmi, sigle, pubblicità, spettacoli e colonne sonore.

Qui nasce il problema. Possiamo davvero trattare allo stesso modo un albergo con centinaia di camere e un B&B familiare che mette a disposizione un normale televisore?

La legge sul diritto d’autore non prevede un’esenzione generale per le piccole strutture extralberghiere. Proprio la diversità delle situazioni, però, impone di valutare con attenzione le concrete modalità di utilizzo delle opere.

ANBBA chiede che non si proceda per presunzioni indiscriminate, ma sulla base di criteri verificabili.

Il grande paradosso: la televisione ha già pagato i diritti. Perché si chiedono altri soldi?

Ecco l’aspetto forse più sorprendente dell’intera vicenda.

Quando una rete televisiva trasmette un programma con musica tutelata, deve acquisire le autorizzazioni necessarie e assolvere i relativi obblighi economici verso i titolari dei diritti, nell’ambito dei rapporti tra emittenti e organismi di gestione dei diritti d’autore.

Ma allora la domanda è più che legittima: se i diritti per la trasmissione sono già stati pagati dall’emittente, perché un piccolo B&B dovrebbe versare un ulteriore compenso per permettere ai propri ospiti di guardare quella stessa trasmissione?

La risposta giuridica non è semplice. La normativa europea distingue la trasmissione originaria di un’opera dalla sua eventuale successiva comunicazione al pubblico: in determinate circostanze possono quindi esistere diritti e compensi distinti.

Riconoscere questa distinzione, però, non significa rinunciare a interrogarsi sulla sua applicazione concreta, soprattutto quando sono coinvolte attività di dimensioni minime.

Quello che ANBBA contesta è il rischio che un sistema complesso di licenze si traduca in una moltiplicazione di richieste economiche poco comprensibili per i piccoli operatori.

Il caso limite: un familiare e un ospite davanti allo stesso televisore. Chi deve pagare?

Immaginiamo una situazione molto concreta.

Un piccolo B&B è gestito da una famiglia nella propria abitazione di residenza. In soggiorno c’è un televisore, lo stesso che i familiari usano da anni. Una sera il proprietario, sua moglie e un ospite si siedono insieme a guardare un programma.

La televisione è la stessa. Il canale è lo stesso. Il programma è lo stesso. La musica eventualmente contenuta nella trasmissione è la stessa.

La domanda diventa inevitabile: basta la presenza di un ospite pagante, seduto accanto ai familiari, a trasformare quella visione domestica in un’ulteriore comunicazione al pubblico soggetta a licenza?

È uno dei casi su cui ANBBA vuole ottenere chiarimenti precisi.

Non affermiamo che ogni visione condivisa sia automaticamente esente da obblighi. Chiediamo di stabilire quando una situazione di questo tipo rientri davvero nella disciplina della comunicazione al pubblico e quando resti nell’ambito della normale fruizione domestica.

La distinzione non è affatto irrilevante. Un conto è organizzare un servizio di diffusione televisiva destinato sistematicamente alla clientela; un altro è la presenza occasionale di un ospite davanti al televisore di casa. ANBBA chiede che questa differenza venga esaminata, non ignorata.

Un meccanismo che ricorda, per paradosso, l’anatocismo

C’è poi una riflessione da porre all’attenzione degli operatori e delle istituzioni.

Nel sistema bancario è noto l’anatocismo, cioè la produzione di interessi su interessi già maturati, sottoposta dalla legge a limiti e condizioni precise.

Naturalmente non si tratta dello stesso istituto giuridico: diritti d’autore e interessi bancari appartengono a discipline completamente diverse. Ma il paragone, volutamente provocatorio, aiuta a rappresentare la sensazione di molti piccoli operatori: un’opera viene trasmessa, per quella trasmissione si pagano dei diritti, e successivamente, in presenza di determinati utilizzi, si chiedono ulteriori compensi.

Non si tratta necessariamente di un doppio pagamento illegittimo, perché gli utilizzi giuridicamente rilevanti possono essere diversi. Resta però una domanda fondamentale: quanti livelli di remunerazione possono gravare sulla fruizione delle stesse opere, e come vengono determinati gli importi?

Gli operatori hanno diritto a conoscere i criteri adottati e a verificare che le richieste siano fondate. La tutela degli autori è un principio sacrosanto. Ma devono esserlo anche la trasparenza dei costi e la certezza degli obblighi.

Cosa dice la giurisprudenza: alcuni obblighi esistono, ma non autorizzano richieste senza spiegazioni

ANBBA intende affrontare la vicenda con serietà e senza alimentare false aspettative.

La Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza del 20 giugno 2024 (causa C-135/23), ha esaminato la messa a disposizione di televisori in appartamenti destinati alla locazione, riconoscendo che, a determinate condizioni, può configurare una comunicazione al pubblico.

Anche la giurisprudenza italiana si è occupata dei televisori nelle strutture ricettive, riconoscendo in specifiche fattispecie l’esistenza di obblighi relativi ai diritti d’autore o ai diritti connessi.

Non sarebbe dunque corretto sostenere che l’assenza di filodiffusione escluda sempre qualsiasi obbligo. Ma proprio per questo bisogna evitare semplificazioni in senso opposto.

L’esistenza di un quadro normativo che tutela la comunicazione al pubblico non significa che ogni richiesta economica, per qualunque struttura e qualunque annualità, sia automaticamente fondata. Occorre distinguere i casi, le modalità di utilizzo, i repertori tutelati e i titoli giuridici dei compensi richiesti.

SIAE, Soundreef e altre licenze: quanti pagamenti per lo stesso televisore?

Un ulteriore motivo di preoccupazione è la presenza di più soggetti che gestiscono i diritti.

Per anni il riferimento principale degli operatori è stato la SIAE. Oggi l’intermediazione dei diritti musicali comprende anche altri organismi e soggetti autorizzati, che rappresentano repertori differenti.

Soundreef opera direttamente in Italia nella gestione dei diritti del proprio repertorio dal 1° gennaio 2025, nel quadro delle modifiche normative intervenute nel settore. È inoltre documentata la sottoscrizione di un accordo tra Soundreef e Federalberghi per la musica d’ambiente nelle strutture ricettive.

Proprio questa pluralità di soggetti solleva interrogativi importanti:

  • Un piccolo operatore che ha già pagato compensi alla SIAE può essere tenuto a pagare anche Soundreef?
  • Per quali repertori?
  • Secondo quali criteri?
  • Come si evita una sovrapposizione dei compensi per gli stessi utilizzi e gli stessi diritti?
  • Quali condizioni si applicano alle strutture extralberghiere non aderenti a Federalberghi?

ANBBA ritiene indispensabile fare chiarezza su questi aspetti prima che le richieste di pagamento diventino un’ulteriore fonte di incertezza e di contenzioso.

C’erano solo dieci giorni per regolarizzare, poi le vie legali

La lettera esaminata da ANBBA contiene un passaggio particolarmente significativo.

Soundreef sostiene che la struttura destinataria abbia già utilizzato, e continui a utilizzare, opere del repertorio da essa rappresentato, e presenta questa circostanza come pacifica. Nella comunicazione, però, non sono riportati elementi specifici su verifiche effettuate presso quella struttura, né sono indicati gli utilizzi concretamente contestati.

La lettera invitava inoltre a regolarizzare le annualità pregresse e prospettava un’azione giudiziaria trascorsi dieci giorni dal ricevimento. Per chi l’ha ricevuta nei primi giorni di ottobre, quel termine è già scaduto. E nuove comunicazioni dello stesso tenore potrebbero arrivare ad altre strutture.

ANBBA ritiene che richieste con conseguenze potenzialmente così rilevanti debbano essere motivate con particolare chiarezza:

  • Quali elementi dimostrano l’effettivo utilizzo delle opere?
  • Come vengono calcolati gli importi?
  • A quali periodi si riferiscono le eventuali pretese arretrate?
  • Come vengono verificate la tipologia della struttura e la presenza di apparecchi destinati agli ospiti?

Sono domande a cui gli operatori devono poter ottenere risposte puntuali. Un termine fissato unilateralmente in una lettera non costituisce, di per sé, un accertamento giudiziale del debito. Chi ha lasciato trascorrere i dieci giorni non deve farsi prendere dal panico, ma neppure ignorare la questione: conviene conservare la comunicazione, chiedere chiarimenti per iscritto e segnalare il caso ad ANBBA.

ANBBA chiede un tavolo nazionale con Soundreef

Di fronte a questa situazione ANBBA intende assumere un’iniziativa concreta: chiedere a Soundreef l’apertura di un confronto nazionale dedicato alle strutture ricettive extralberghiere, con particolare attenzione alle piccole attività familiari.

Il confronto dovrà affrontare questioni fondamentali:

  • la corretta individuazione delle strutture effettivamente soggette a licenza;
  • la distinzione tra musica d’ambiente, televisori nelle camere e utilizzo domestico condiviso;
  • la trasparenza dei repertori rappresentati e dei criteri tariffari;
  • il rapporto tra compensi già pagati dalle emittenti e ulteriori diritti eventualmente dovuti;
  • la verifica delle annualità pregresse e delle modalità di contestazione;
  • condizioni proporzionate alla dimensione e alle caratteristiche delle piccole strutture extralberghiere.

ANBBA chiederà inoltre che, durante il confronto, Soundreef valuti la sospensione delle iniziative di recupero sulle posizioni contestate e non ancora chiarite.

Non chiediamo l’esenzione da obblighi legittimi. Chiediamo di evitare automatismi, disparità e richieste non sufficientemente motivate.

Un appello alle istituzioni: basta equiparare i piccoli B&B ai grandi alberghi

Questa vicenda dimostra ancora una volta la necessità di una maggiore attenzione istituzionale verso il comparto extralberghiero.

Il settore non può continuare a ricevere obblighi e costi costruiti senza considerare la varietà delle attività che lo compongono. Una grande struttura alberghiera, un piccolo affittacamere e un B&B familiare hanno organizzazioni, dimensioni e modalità di utilizzo dei servizi completamente diverse.

ANBBA sollecita le istituzioni competenti a valutare l’opportunità di chiarimenti normativi e applicativi, nel rispetto della legislazione nazionale ed europea sul diritto d’autore. L’obiettivo deve essere un sistema in cui gli obblighi siano comprensibili, i compensi trasparenti e le controversie affrontate senza lasciare i singoli operatori soli davanti a richieste economicamente e giuridicamente complesse.

L’appello ai soci: inviateci le lettere ricevute

ANBBA invita tutti gli associati che hanno ricevuto comunicazioni da Soundreef a segnalarlo all’Associazione scrivendo a consulente@anbba.it, allegando copia della lettera e indicando la tipologia di attività esercitata.

È particolarmente utile sapere se la struttura dispone di televisori nelle camere, di apparecchi negli spazi comuni, di impianti audio, oppure se non offre alcun servizio di diffusione musicale.

Raccomandiamo di:

  • conservare le comunicazioni ricevute;
  • non ignorare le scadenze indicate;
  • chiedere chiarimenti scritti prima di prendere decisioni economiche o contrattuali.

La ricezione di una richiesta non equivale automaticamente all’accertamento di un debito, ma nemmeno la sua contestazione elimina gli eventuali obblighi previsti dalla legge.

ANBBA raccoglierà le segnalazioni per valutare iniziative coordinate e rappresentare le esigenze del comparto.

Basta con l’ospitalità extralberghiera trattata come un bancomat

Il problema non riguarda soltanto Soundreef. Riguarda un settore che, anno dopo anno, deve fare i conti con una crescente stratificazione di costi, adempimenti e responsabilità.

Ogni nuovo onere, preso da solo, può sembrare modesto. Sommato agli altri, può diventare un peso considerevole per chi gestisce poche camere, un piccolo B&B o un appartamento turistico. Non possiamo continuare ad aggiungere un conto dopo l’altro senza interrogarci sulla sostenibilità complessiva delle piccole attività ricettive.

ANBBA non intende sottrarsi al confronto e non vuole alimentare contrapposizioni inutili. Vuole però che la voce dei piccoli operatori venga ascoltata. Il diritto d’autore va rispettato, ma vanno rispettati anche il diritto alla trasparenza, la certezza delle regole e l’applicazione degli obblighi alle sole situazioni effettivamente previste dalla legge.

ANBBA chiederà risposte precise a Soundreef e porterà avanti questa battaglia per la chiarezza e la tutela del settore extralberghiero.

Basta pretese generalizzate. Basta nuovi costi senza spiegazioni. Le piccole strutture ricettive meritano rispetto.

ANBBA – Associazione Nazionale Bed & Breakfast, Affittacamere e Case Vacanza. Al fianco degli operatori dell’ospitalità extralberghiera italiana.

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