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A Firenze si predica bene… ma si razzola male

Affitti brevi vietati e studentati su Booking

Di Cesare Gherardi – Direttore ANBBA

Parafrasando Dante Alighieri verrebbe da dire: “Ahi Firenze, vituperio delle genti…”. E dispiace dover partire ancora una volta proprio da Firenze.

Firenze è la città simbolo del Rinascimento, la città aperta al mondo, una delle capitali culturali e turistiche più amate del pianeta. Proprio da qui, però, negli ultimi anni è partita una sorta di crociata al contrario: non per liberare la Terra Santa, ma per “liberare” le città d’arte dal turismo.

Una battaglia ideologica che ha preso forma negli anni più turbolenti del turismo contemporaneo. Prima la crisi del COVID, che ha azzerato i viaggi e messo in ginocchio intere economie locali. Poi, appena il mondo ha ricominciato a muoversi e a viaggiare, ecco emergere la nuova parola d’ordine: overtourism.

Un fenomeno che, più che essere analizzato e gestito con equilibrio, è stato spesso trasformato in un nemico da combattere. Come se la voglia di viaggiare, conoscere, scoprire il mondo fosse improvvisamente diventata una colpa.

Da Firenze questa narrazione si è diffusa rapidamente. Regioni e città hanno iniziato a sostenere una tesi tanto semplice quanto discutibile: le attività ricettive extra-alberghiere e le locazioni turistiche sarebbero la causa della crisi abitativa.

Secondo questa teoria, gli affitti turistici sottrarrebbero case al mercato residenziale e farebbero salire i prezzi, rendendo impossibile vivere nelle città storiche. Una spiegazione comoda, ripetuta ovunque: da Bologna a Roma, da Firenze ad altre città universitarie.

Ma quando si osservano da vicino alcune scelte urbanistiche e politiche, emerge un paradosso che non può passare inosservato.

Il caso degli studentati: alberghi mascherati?

Negli ultimi giorni il dibattito pubblico fiorentino è tornato ad accendersi dopo alcune segnalazioni relative a studentati privati presenti sui principali portali di prenotazione turistica.

Secondo quanto riportato dalla stampa locale, su piattaforme come Booking e simili alcune strutture nate formalmente come residenze per studenti risultano prenotabili da chiunque, in qualunque periodo dell’anno, come se fossero normali strutture ricettive. In alcuni casi queste strutture si presenterebbero online anche con definizioni tipiche dell’ospitalità turistica, come ostello o casa per ferie.

Il punto centrale della questione riguarda la normativa urbanistica comunale: gli studentati privati possono ospitare turisti solo per periodi limitati dell’anno, generalmente nel mese di agosto — quando gli studenti non sono presenti — e per un ulteriore mese a scelta.

Per utilizzare questa possibilità è prevista una comunicazione preventiva alle autorità.

Il dubbio sollevato da alcune interrogazioni politiche e da osservatori cittadini è semplice: se queste strutture risultano prenotabili online per lunghi periodi, o addirittura per tutto l’anno, come viene verificato il rispetto dei limiti previsti?

Il problema dei controlli

Il tema non riguarda soltanto la presenza sui portali turistici, ma anche la difficoltà dei controlli.

In una prima versione delle regole urbanistiche, l’attività turistica degli studentati sarebbe stata limitata in modo chiaro ai mesi estivi. Una soluzione semplice da verificare. Successivamente, però, il meccanismo è stato modificato introducendo un secondo mese “libero” a scelta della struttura.

Una modifica che, secondo diversi osservatori, rende molto più complesso capire quando e per quanto tempo uno studentato stia realmente svolgendo attività turistica.

Il risultato è un sistema in cui, almeno teoricamente, i giorni di attività ricettiva potrebbero essere distribuiti durante l’intero anno, rendendo difficile distinguere tra residenza studentesca e struttura turistica.

Il grande paradosso

Ed è qui che emerge il vero nodo della questione.

Da una parte si porta avanti una battaglia durissima contro affitti brevi, locazioni turistiche e piccole attività extra-alberghiere, accusate di provocare la crisi abitativa. Dall’altra parte, però, si moltiplicano grandi strutture private destinate agli studenti, spesso realizzate da grandi operatori immobiliari, che nella pratica possono funzionare — almeno in parte — come strutture ricettive. E con tariffe che, in molti casi, risultano tutt’altro che accessibili.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: mentre si combattono migliaia di piccoli proprietari che affittano case ai turisti, nascono nuovi modelli di ospitalità molto più grandi, molto più strutturati e spesso molto più costosi.

Morale della storia

Il problema della casa nelle città storiche è reale. Il tema degli studenti fuori sede è reale. La gestione dei flussi turistici è una sfida seria per tutte le città d’arte.

Ma quando le politiche pubbliche finiscono per colpire alcuni soggetti e ignorarne altri, il rischio è quello di generare più contraddizioni che soluzioni.

Ed è per questo che torna alla mente il vecchio proverbio.
A Firenze — almeno su questo tema — si predica bene, ma si razzola male.

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