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Articolo 41 Turismo Toscana: ANBBA chiede chiarezza su proroga e disciplina transitoria

“Non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso di noi.”

La frase attribuita a Vittorio Emanuele II segnò l’inizio di una stagione in cui i territori chiesero ascolto e rispetto.

Oggi quel grido si leva ancora, con forza, dai borghi toscani. E simbolicamente parte da Pienza, patrimonio mondiale riconosciuto dall’UNESCO, dove decine di strutture rischiano la chiusura a causa dell’applicazione dell’articolo 41 del Testo Unico del Turismo.

In Aula un impegno preciso: la Giunta annuncia modifiche e proroga

Nel corso dell’ultima seduta del Consiglio regionale, l’assessore competente per sviluppo economico e urbanistica ha assunto un impegno politico chiaro davanti all’Assemblea.

Sono stati affermati punti fondamentali che gli operatori devono conoscere bene:

  • La norma è in fase transitoria fino al 30 giugno 2026.
  • Non è richiesto ai Comuni di modificare i propri strumenti urbanistici.
  • Sarà presentata una proposta di legge per chiarire e modificare la disciplina transitoria.
  • È prevista una proroga dei termini di adeguamento.
  • Verrà eliminata la discrezionalità comunale sugli oneri.
  • Sarà ribadita la reversibilità alla destinazione residenziale.

Questo significa che la stessa Giunta ha riconosciuto l’esistenza di criticità interpretative e la necessità di intervenire per evitare contenziosi e disparità territoriali.

Per gli operatori che oggi vivono nell’incertezza, questo è un passaggio politico rilevante: la volontà dichiarata è quella di fare chiarezza normativa e uniformare l’applicazione sul territorio regionale.
Ma ora servono tempi rapidi e atti concreti.

Il caso emblematico di Follonica

Proprio l’incertezza interpretativa ha già prodotto effetti gravi.

A Follonica, nei primi giorni di dicembre 2025, una società si è vista respingere dal SUAP la richiesta di apertura di un affittacamere in una villa con destinazione residenziale.

La motivazione: l’immobile avrebbe dovuto essere preventivamente trasformato urbanisticamente in destinazione turistico-ricettiva.

Una decisione che ha, di fatto, anticipato rigidamente l’applicazione di un obbligo che si trova ancora nella fase transitoria e che la stessa Giunta ha dichiarato di voler chiarire e modificare.

Si è arrivati a fare un vero e proprio “processo alle intenzioni” sull’uso futuro dell’immobile, imponendo un cambio urbanistico prima ancora della scadenza normativa e senza che fosse intervenuto il chiarimento legislativo annunciato.

Il comportamento del SUAP appare sproporzionato e incoerente rispetto alla volontà espressa in Aula di evitare contrasti tra enti e operatori.

Episodi come questo dimostrano quanto sia urgente che i chiarimenti annunciati diventino immediatamente operativi, perché ogni interpretazione locale difforme genera:

  • blocchi alle attività;
  • danni economici;
  • possibile contenzioso;
  • ulteriore sfiducia nelle istituzioni.

Il grido dei Sindaci e degli operatori

A Pienza circa 50 strutture rischiano la chiusura. In molti altri Comuni la preoccupazione è identica.

Colpire l’extralberghiero nei borghi significa:

  • svuotare i centri storici;
  • mettere in difficoltà ristoranti e botteghe;
  • favorire indirettamente solo i grandi operatori strutturati;
  • indebolire il turismo diffuso che rappresenta presidio sociale ed economico.

Il turismo nei borghi non è speculazione finanziaria: è lavoro familiare, è integrazione del reddito, è manutenzione del patrimonio edilizio esistente.

La posizione di ANBBA

ANBBA prende atto con attenzione e senso di responsabilità delle dichiarazioni rese in Consiglio regionale e valuta positivamente l’impegno della Giunta a:

  • chiarire la norma;
  • modificare la disciplina transitoria;
  • prorogare i termini;
  • uniformare l’applicazione.

Ma oggi la priorità è una sola: certezza immediata per gli operatori.

Non è accettabile che, mentre in Aula si annunciano chiarimenti e proroghe, sul territorio si moltiplichino interpretazioni restrittive che bloccano nuove aperture o mettono in discussione attività esistenti.

Gli operatori non possono restare sospesi nell’angoscia fino all’ultimo giorno utile. Devono sapere ora quali regole si applicano e con quali tempi.

ANBBA chiede quindi che:

  • la proposta di modifica venga presentata rapidamente;
  • vengano emanate indicazioni operative chiare e uniformi per tutti i Comuni;
  • si eviti ogni applicazione anticipata o distorsiva della norma in fase transitoria.

Perché non si può chiedere a migliaia di famiglie di lavorare sotto la spada dell’incertezza.

Il grido che si leva dai borghi toscani non è uno scontro politico. È una richiesta di chiarezza, equità e rispetto istituzionale. E oggi più che mai merita risposte concrete, non interpretazioni divergenti.

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