
Palazzi comunali contro le chiavi del turismo extra-alberghiero
ANBBA: “Una strategia che rischia di destabilizzare l’intero mercato immobiliare”
Dal Sole 24 Ore emerge una nuova offensiva delle amministrazioni locali contro le locazioni turistiche. Ma secondo ANBBA la strada intrapresa rischia di produrre più danni che benefici, sia per il turismo sia per il mercato della casa.
Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, cresce il numero dei Comuni che intervengono sul fenomeno degli affitti brevi attraverso un progressivo aumento della fiscalità locale e, in molti casi, mediante strumenti urbanistici e regolamentari destinati a limitarne la diffusione.
L’ultimo esempio arriva da Genova, dove la Giunta comunale ha deliberato un aumento dell’imposta di soggiorno applicata alle strutture ricettive extra-alberghiere e agli appartamenti destinati alle locazioni turistiche. L’obiettivo dichiarato è incrementare le risorse comunali e, al tempo stesso, contribuire a contenere il fenomeno degli affitti brevi.
Ma Genova rappresenta soltanto l’ultimo tassello di una strategia ormai sempre più diffusa. Bologna è già intervenuta sulla TARI applicata agli immobili destinati alle locazioni turistiche, mentre Firenze, Napoli, Salerno, Rimini e altre amministrazioni stanno adottando o valutando misure analoghe. Alcuni Comuni scelgono la strada urbanistica, limitando l’utilizzo degli immobili per finalità turistiche; altri preferiscono quella fiscale, aumentando progressivamente tasse e tributi locali.
Pur utilizzando strumenti differenti, il risultato appare il medesimo: rendere sempre meno conveniente il ricorso agli affitti brevi, nella convinzione che gli immobili tornino così sul mercato della locazione residenziale.
Il commento ANBBA
Secondo ANBBA, la direzione che molti Comuni stanno imboccando rischia di produrre un effetto contrario rispetto agli obiettivi dichiarati.
L’impressione è che gli affitti brevi siano diventati il principale bersaglio delle politiche locali. Dove non si interviene con i regolamenti urbanistici, si ricorre all’aumento della pressione fiscale. Cambiano gli strumenti, ma la finalità rimane la stessa: scoraggiare un comparto che oggi rappresenta una componente essenziale dell’offerta turistica italiana.
Il problema è che, allo stato attuale, non esistono ancora dati che dimostrino l’efficacia di questa strategia. Finché la redditività delle locazioni turistiche resterà superiore o comunque competitiva rispetto alle locazioni tradizionali, è difficile immaginare che un aumento della tassazione possa convincere un numero significativo di proprietari a cambiare modello di gestione.
Nel frattempo, però, il mercato riceve un messaggio molto chiaro: aumentano i costi, aumentano i vincoli e aumenta l’incertezza. Secondo ANBBA, questo clima rischia di destabilizzare l’intero comparto immobiliare, alimentando un allarmismo che non giova né al settore turistico né a quello residenziale.
Un effetto che si propaga a tutto il mercato
Pensare che una maggiore pressione fiscale colpisca esclusivamente gli affitti brevi è una visione riduttiva. L’economia insegna che quando aumenta la tassazione su un settore, gli effetti tendono inevitabilmente a propagarsi all’intero mercato: se cresce il costo di un bene o di un’attività, il sistema tende ad assorbirlo redistribuendolo lungo tutta la filiera.
Lo stesso rischio esiste nel settore immobiliare. Se aumentano le imposte, i costi di gestione e gli adempimenti per una parte del patrimonio immobiliare, è inevitabile che tali maggiori oneri finiscano per riflettersi, direttamente o indirettamente, anche sul mercato delle locazioni tradizionali, con possibili incrementi dei canoni e una generale riduzione della propensione a investire nel settore.
In altre parole, non è affatto scontato che penalizzare gli affitti brevi significhi favorire automaticamente quelli residenziali. Al contrario, il rischio è creare nuove tensioni economiche che finiranno per coinvolgere entrambi i comparti.
L’indotto che si rischia di perdere
A ciò si aggiunge un elemento spesso trascurato. Le locazioni turistiche generano un importante indotto economico che coinvolge commercio, ristorazione, servizi, imprese di pulizia, manutenzione, artigianato e occupazione locale. Rappresentano inoltre una significativa fonte di entrate per gli stessi Comuni attraverso l’imposta di soggiorno.
Qualora la stretta fiscale e regolamentare producesse realmente una riduzione dell’offerta di affitti brevi, potrebbero diminuire non soltanto le presenze turistiche e l’economia collegata, ma anche le entrate comunali derivanti proprio dalla tassa di soggiorno che oggi molte amministrazioni stanno scegliendo di aumentare.
Per ANBBA, l’emergenza abitativa è un problema reale, ma non può essere affrontata individuando negli affitti brevi il principale responsabile. Le cause della crisi del mercato residenziale sono molto più profonde e riguardano la scarsità di nuove abitazioni, il costo delle ristrutturazioni, la pressione fiscale sul patrimonio immobiliare e la mancanza di politiche strutturali per la casa.
Prima di continuare ad aumentare tasse e restrizioni, sarebbe quindi opportuno attendere dati concreti che dimostrino l’effettiva capacità di queste misure di riportare gli immobili sul mercato residenziale.
Fino ad allora, il rischio è che si continui a colpire un settore strategico per il turismo italiano, generando incertezza, frenando gli investimenti e destabilizzando un mercato immobiliare che, oggi più che mai, avrebbe invece bisogno di stabilità, regole certe e politiche realmente orientate allo sviluppo.





