
Il sorpasso della Spagna che l’Italia non può ignorare
Notizie e commenti di Cesare Gherardi – Direttore ANBBA
I dati di Eurostat, l’ufficio statistico ufficiale dell’Unione Europea, sul turismo europeo nel 2025 segnano un cambio di scenario che in Italia dovrebbe aprire una riflessione seria, concreta e meno ideologica.
Secondo le analisi del World Travel & Tourism Council (WTTC) e della European Travel Commission, il turismo mondiale continuerà a crescere anche nel 2026 nonostante inflazione, tensioni geopolitiche e proteste contro l’overtourism. L’82% degli europei prevede di viaggiare nella primavera-estate 2026: è il dato più alto registrato dal 2020.
Il turismo internazionale non rallenta. Cambiano però gli equilibri e la competitività tra le grandi destinazioni europee. La Spagna si conferma la prima destinazione turistica d’Europa con oltre 329 milioni di pernottamenti internazionali, mentre l’Italia si ferma al secondo posto con circa 265 milioni.
Per anni nel nostro Paese abbiamo letto titoli trionfalistici: “Italia meta del mondo”, “boom senza precedenti”, “record storico di visitatori”. Ma oggi i numeri raccontano qualcosa di diverso. E soprattutto raccontano che altri Paesi, pur affrontando gli stessi problemi legati al turismo di massa, sono riusciti a governare il fenomeno meglio di noi.
Il punto centrale: governare il turismo, non combatterlo
Il vero nodo non è l’esistenza dell’overtourism. Il turismo di massa esiste in tutte le grandi destinazioni internazionali: Barcellona, Parigi, Amsterdam, Atene, Lisbona, Venezia, Firenze e Roma vivono tutte pressioni enormi sui servizi urbani, sugli affitti, sulla mobilità e sulla qualità della vita dei residenti.
La differenza è nel modo in cui il fenomeno viene affrontato.
Ed è qui che emergono le responsabilità politiche di molti sindaci italiani. Invece di amministrare il turismo con equilibrio e visione, troppo spesso hanno scelto la strada della propaganda, dell’allarmismo e della contrapposizione ideologica verso i visitatori. Una linea che ha danneggiato l’immagine internazionale delle nostre città d’arte.
Troppe amministrazioni hanno trasformato l’overtourism in una battaglia mediatica permanente, fatta di allarmi continui, apparizioni televisive, slogan ideologici e messaggi spesso contraddittori. Invece di trasmettere organizzazione, accoglienza e capacità amministrativa, si è diffusa all’estero l’idea di città ostili ai turisti. Invece di governare i flussi, pianificarli e distribuirli meglio nel tempo e nel territorio, si è preferito alimentare una narrazione emergenziale che ha generato paura, tensione sociale e un’immagine negativa delle nostre destinazioni.
Il caso più grave e simbolico è quello di Firenze, dove sono apparse scritte vergognose sui ponti cittadini: “Tourists go home”, per giunta in inglese e a caratteri cubitali.
VERGOGNA.
Quelle scritte non colpiscono soltanto il turismo di massa: colpiscono l’immagine dell’Italia nel mondo, la tradizione di accoglienza delle nostre città e migliaia di lavoratori che vivono grazie al turismo. Dietro il settore lavorano milioni di persone, tra alberghi, ristoranti, bar, taxi, guide turistiche, commercio, artigianato e trasporti. Eppure una parte della politica continua a parlare di turismo quasi fosse un problema da combattere invece che una ricchezza da amministrare meglio.
La Spagna ha scelto una strategia diversa
Anche la Spagna ha proteste contro il turismo eccessivo. Anche lì esistono tensioni nelle grandi città e nelle località balneari. Eppure le amministrazioni spagnole hanno continuato a investire in infrastrutture, collegamenti aeroportuali e ferroviari, promozione internazionale, digitalizzazione dei servizi, destagionalizzazione dei flussi e valorizzazione delle aree meno conosciute.
Il risultato è evidente nei numeri.
La Spagna non ha negato i problemi dell’overtourism, ma ha scelto di trasformare il turismo in una leva economica strategica, senza demonizzare il settore.
La Spagna corre, l’Italia rallenta
I numeri pubblicati nel 2025 sono chiari: Spagna oltre 329 milioni di pernottamenti internazionali, Italia circa 265 milioni, Francia oltre 150 milioni, Grecia oltre 130 milioni. Un distacco enorme, che deve fare riflettere.
Per anni in Italia si è parlato solo di record turistici, di città prese d’assalto e di “invasione” dei visitatori. Ma mentre da noi si moltiplicavano polemiche televisive, proteste simboliche e campagne mediatiche contro il turismo di massa, altri Paesi europei investivano in organizzazione, infrastrutture e qualità dell’offerta. La Spagna oggi raccoglie i risultati di una strategia chiara e pragmatica.
In Italia manca una visione nazionale
Il problema italiano è che il turismo continua a essere affrontato come una somma di emergenze locali. Ogni città procede in ordine sparso: nuove tasse, limitazioni improvvisate, polemiche sugli affitti brevi, ordinanze simboliche, campagne mediatiche contro il turismo di massa.
Manca invece una vera strategia nazionale capace di distribuire meglio i flussi turistici, rafforzare i trasporti, sostenere le città medie e i borghi, aumentare la qualità dell’offerta, migliorare la gestione urbana e proteggere i residenti senza criminalizzare i visitatori.
I dati 2026 mostrano che il turismo continuerà a crescere
Le prospettive per il 2026 confermano che il turismo internazionale continuerà ad aumentare. L’82% degli europei prevede di viaggiare nella stagione primavera-estate 2026, con una forte crescita soprattutto tra i giovani under 35. Questo significa che il fenomeno non diminuirà.
Secondo il WTTC, nel 2026 il comparto turistico mondiale sosterrà circa 376 milioni di posti di lavoro, pari a quasi un occupato su nove. La crescita prevista del settore sarà superiore al 3% globale. La competizione internazionale sarà ancora più forte.
La vera domanda quindi non è: “Come fermiamo i turisti?” Ma: “Come rendiamo le nostre città moderne, vivibili, efficienti e competitive?”
Basta propaganda: servono amministratori capaci
Il turismo non può essere affrontato solo come un problema di ordine pubblico o di consenso politico. L’Italia possiede il patrimonio artistico, culturale e paesaggistico più importante del mondo, ma rischia di perdere competitività se continua a comunicare all’estero un’immagine di ostilità verso chi viaggia.
I cittadini hanno certamente diritto a difendere la qualità della vita nelle città storiche. Ma questo obiettivo si raggiunge con pianificazione, investimenti e regole intelligenti, non con il panico mediatico.
Le città europee che stanno vincendo la sfida del turismo globale non sono quelle che combattono i turisti. Sono quelle che riescono a governare i flussi, modernizzare i servizi e trasformare il turismo in sviluppo sostenibile.
L’Italia deve decidere quale strada vuole seguire.
Classifica Eurostat 2025: i 10 Paesi europei con più pernottamenti internazionali
- Spagna — 329.661.068
- Italia — 264.741.414
- Turchia — 154.799.879
- Francia — 150.753.829
- Regno Unito — 149.803.000
- Grecia — 130.851.809
- Austria — 97.020.394
- Croazia — 85.604.505
- Germania — 83.622.666
- Paesi Bassi — 64.311.055





