
Equilibrio normativo e tutela dell’economia regionale
Di Cesare Gherardi – Direttore ANBBA
In queste settimane il dibattito sulle locazioni turistiche è tornato al centro dell’attenzione pubblica, con proposte di nuove limitazioni e maggiori vincoli per i proprietari che scelgono di mettere a reddito i propri immobili. Un tema complesso, che merita serietà e visione, non slogan né scorciatoie.
Il Veneto è da anni una delle regioni più turistiche d’Italia. Le sue città d’arte, i laghi, le montagne, le spiagge e i borghi storici rappresentano un patrimonio unico che richiama milioni di visitatori ogni anno. In testa a tutte c’è Venezia, simbolo mondiale di bellezza e cultura, ma anche realtà come Verona, Padova, le Dolomiti e il Lago di Garda contribuiscono in modo determinante alla forza attrattiva del territorio.
Se negli ultimi anni sono aumentati i cittadini che hanno scelto di affittare per brevi periodi il proprio appartamento, nelle forme consentite dalla Costituzione e dalle leggi nazionali e regionali, ciò significa una cosa molto semplice: esiste una domanda di mercato. Una domanda reale, crescente, internazionale. Ignorarla o tentare di comprimerla artificialmente non elimina il fenomeno: lo sposta altrove, penalizzando il territorio.
Proposte restrittive e precedenti da valutare con prudenza
Preoccupa che anche in Veneto si stiano affacciando proposte orientate a introdurre limiti rigidi e generalizzati, con l’idea di “governare” il fenomeno comprimendo in modo significativo libertà economiche riconosciute dall’ordinamento. Il rischio è quello di inseguire modelli già sperimentati altrove senza valutarne con attenzione gli effetti concreti.
In Toscana, dopo il passaggio davanti alla Corte costituzionale, il quadro normativo resta oggetto di dibattito e in città come Firenze sono emerse preoccupazioni operative e richieste di correttivi. Anche in Bologna si è scelto di percorrere una strada particolarmente creativa: l’ipotesi di introdurre nel Piano Regolatore una specifica categoria urbanistica denominata “locazioni brevi”.
Un’idea che, se non fosse materia giuridica, potrebbe sembrare quasi un esercizio di fantasia normativa. Del resto, a pochi chilometri si trova Sasso Marconi, patria di Guglielmo Marconi, il genio che rivoluzionò le comunicazioni. Ma qui non siamo di fronte a un’innovazione tecnologica: siamo davanti al tentativo di trasformare un contratto disciplinato dal diritto civile in una destinazione urbanistica.
Non sorprende che su queste nuove costruzioni regolatorie si siano aperti contenziosi istituzionali e impugnative. Il diritto urbanistico nasce per disciplinare l’uso del territorio, non per ridefinire la natura giuridica dei rapporti contrattuali. Forzarlo in quella direzione rischia di generare più incertezza che soluzioni.
Il vero nodo: politiche abitative mai strutturate
Ridurre drasticamente le locazioni turistiche significherebbe incidere sull’offerta ricettiva complessiva. E in una regione che vive di turismo – con un indotto che coinvolge commercio, ristorazione, artigianato, servizi, trasporti e cultura – ogni contrazione dell’afflusso avrebbe effetti a catena sull’intero sistema economico. Non si tratta solo di proprietari di immobili: si tratta di migliaia di lavoratori e imprese che operano grazie ai flussi turistici.
Il problema della carenza di alloggi residenziali non può essere liquidato individuando nelle locazioni brevi il “male assoluto”. Le difficoltà del mercato abitativo derivano da politiche sulla casa mai pianificate in modo organico o progressivamente abbandonate: edilizia pubblica insufficiente, assenza di incentivi strutturali all’affitto stabile, mancato recupero del patrimonio inutilizzato.
Attribuire a un solo segmento del mercato la responsabilità di uno squilibrio complesso rischia di diventare una distrazione rispetto ai veri nodi strutturali.
Il Veneto ha costruito negli anni un modello turistico diffuso, fatto non solo di grandi strutture ma anche di ospitalità familiare e piccoli proprietari che integrano il proprio reddito nel rispetto delle norme. Colpire indiscriminatamente questo tessuto significa indebolire uno dei pilastri della competitività regionale.
Come recita un vecchio proverbio, è difficile avere la botte piena e la moglie ubriaca. Non si può ambire a restare tra le prime regioni italiane per affluenza turistica e, al tempo stesso, comprimere drasticamente gli strumenti che rendono possibile accogliere quei visitatori.
Il turismo va governato con equilibrio, non trasformato in un capro espiatorio. Difendere il Veneto significa difendere la sua vocazione turistica, che è lavoro, economia e futuro per l’intera comunità regionale.





