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Liguria, PDL affitti brevi: piccoli proprietari e Confedilizia bocciano la proposta di AVS

A.S.P.P.I. e Confedilizia bocciano la proposta AVS sugli affitti brevi in Liguria. La Giunta regionale ha già espresso parere negativo.

La proposta di legge n. 96/2026 presentata dal gruppo regionale di Alleanza Verdi e Sinistra in Liguria — intitolata “Disciplina sperimentale per l’equilibrio tra residenzialità stabile e locazioni brevi nel territorio regionale” — continua a fare discutere. Dopo l’analisi che ANBBA ha già dedicato all’impianto normativo della proposta, arrivano ora le prese di posizione nette di due tra le principali associazioni rappresentative dei proprietari immobiliari: A.S.P.P.I. e Confedilizia.

Vale anzitutto ricordare un dato di contesto spesso trascurato nel dibattito pubblico: si tratta di una proposta di minoranza, non di un’iniziativa della Giunta regionale. L’assessore regionale al Turismo Luca Lombardi ha confermato che la Giunta ha già espresso parere negativo sulla proposta, che non è ancora approdata nella commissione consiliare competente.

A.S.P.P.I.: “Si agisce sugli effetti, non sulle cause”

L’Associazione Sindacale Piccoli Proprietari Immobiliari esprime forte preoccupazione per un impianto normativo che, a suo avviso, rischia di produrre effetti distorsivi sul mercato e di allontanare soluzioni efficaci.

Il punto centrale è sollevato da Valentina Pierobon, presidente provinciale di A.S.P.P.I. a Genova: la proposta si fonda sull’assunto che i proprietari scelgano le locazioni brevi per una maggiore redditività. Una lettura che, secondo l’associazione, non riflette la realtà.

“Il tema non è la maggiore redditività, ma il livello di rischio. Oggi molti proprietari si allontanano dalla locazione tradizionale perché espone a criticità concrete: morosità difficili da gestire, tempi estremamente lunghi per il recupero degli immobili e uno squilibrio crescente tra rischi e tutele. Affrontare il fenomeno senza considerare queste condizioni significa agire sugli effetti, senza incidere sulle cause.”

A.S.P.P.I. indica la strada alternativa: non nuovi vincoli, ma incentivi concreti — a partire da una riduzione delle aliquote sugli immobili affittati a canone concordato — e maggiori tutele per chi sceglie la locazione tradizionale.

Il nodo IMU: un dettaglio che cambia tutto

L’associazione segnala anche un passaggio rimasto in ombra nella presentazione pubblica della proposta: il CAL (Comitato delle Autonomie Locali), con delibera del 27 marzo 2026, ha espresso parere favorevole con 25 voti su 26 componenti presenti. Nel documento è stata però inserita una considerazione sull’opportunità di aumentare le aliquote IMU sugli immobili destinati alle locazioni brevi — pur riconoscendo che si tratti di materia prevalentemente di competenza statale.

“Si tratta di un passaggio politico molto significativo, che non è stato richiamato nella presentazione della proposta perché ne avrebbe indebolito la portata mediatica” — osserva Pierobon. Un’ipotesi di aumento della pressione fiscale che va nella direzione opposta a quella auspicata dagli operatori.

Confedilizia: “Un autogol per il comparto economico”

Sulla stessa linea Vincenzo Nasini, presidente di Ape Confedilizia Genova e vicepresidente di Confedilizia nazionale, e Paolo Prato, presidente della Federazione ligure della proprietà edilizia, che definiscono la proposta “non solo sbagliata in linea di principio, ma controproducente proprio all’inizio della stagione turistica.”

Per Confedilizia, il meccanismo che affida ai Comuni il potere di bloccare nuove autorizzazioni in aree definite “critiche” produce un effetto paradossale: l’immobile resta di proprietà privata, ma la decisione su come utilizzarlo passa al potere politico — su una materia già regolata dal Codice Civile.

La tesi è netta: limitare gli affitti brevi non aumenterà la disponibilità di alloggi per locazioni lunghe, ma ridurrà i posti disponibili per i turisti, danneggiando l’intero comparto economico. La proposta alternativa di Nasini e Prato è la stessa di A.S.P.P.I.: incentivare le locazioni a lungo termine attraverso la riduzione dell’IMU e procedure di sfratto più rapide ed efficaci.

I numeri del settore in Liguria

I dati dell’Osservatorio Ligure aggiornati a fine 2025 fotografano un comparto di peso rilevante: 39.099 appartamenti ad uso turistico (AAUT) attivi nella regione, così distribuiti:

  • 12.165 in provincia di Savona
  • 11.569 nella Città Metropolitana di Genova
  • 8.035 in provincia di Imperia
  • 7.330 in provincia di La Spezia

Da gennaio a settembre 2025 le presenze negli AAUT liguri hanno raggiunto quasi 4 milioni, su un totale regionale di oltre 17,9 milioni. Un comparto che, secondo i dati citati nella stessa proposta AVS, genera un valore economico diretto di circa 606 milioni di euro annui, con un PIL indotto stimato in circa 3 miliardi.

La posizione ANBBA

ANBBA segue con attenzione l’evoluzione della PDL 96/2026 e condivide le preoccupazioni espresse da A.S.P.P.I. e Confedilizia.

Regolare le locazioni turistiche è necessario. Ma farlo senza affrontare le ragioni strutturali che spingono i proprietari ad abbandonare la locazione tradizionale — morosità, tempi di recupero degli immobili, mancanza di tutele — significa costruire norme destinate a fallire, o peggio, a produrre effetti contrari a quelli dichiarati.

Il rischio concreto è uno solo: penalizzare chi opera correttamente, senza risolvere nulla.

ANBBA continuerà a monitorare l’iter della proposta e a difendere gli interessi degli operatori regolari del settore extra-alberghiero.

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