
La legge toscana sull’extralberghiero mette a rischio migliaia di strutture a Firenze con effetti economici e urbanistici a catena
La legge regionale toscana in materia di attività ricettive extra-alberghiere sta generando crescente preoccupazione tra operatori del settore, amministrazioni comunali e rappresentanti istituzionali, soprattutto nei territori ad alta densità turistica come Firenze. Al centro del dibattito vi è una scadenza cruciale fissata al 30 giugno 2026, termine entro il quale le strutture extra-alberghiere dovranno adeguarsi a un requisito particolarmente stringente: l’edificio che ospita l’attività ricettiva dovrà avere destinazione d’uso turistico-ricettiva.
Una norma retroattiva che mette a rischio migliaia di attività
L’aspetto più critico della legge è il suo carattere retroattivo. La normativa, infatti, non si limita a regolare le nuove aperture, ma incide direttamente sulle strutture già esistenti e regolarmente operative, molte delle quali insediate in immobili con destinazione residenziale, secondo regole urbanistiche pienamente legittime al momento dell’avvio dell’attività.
Il termine del 30 giugno 2026 rappresenta quindi una vera e propria spada di Damocle per migliaia di operatori: allo stato attuale, in assenza di una modifica normativa o urbanistica, numerose strutture rischiano di non poter più operare, non per mancanza di requisiti qualitativi o di sicurezza, ma esclusivamente per una questione di destinazione urbanistica dell’immobile.
Firenze: il dibattito si accende in Consiglio comunale
A Firenze il tema è ormai entrato con forza nel dibattito politico e istituzionale, in particolare all’interno del Consiglio comunale, dove si susseguono interrogazioni, interpelli e prese di posizione trasversali.
Il problema non riguarda soltanto la famosa Area UNESCO, spesso al centro dell’attenzione mediatica, ma l’intera Zona A del Piano Regolatore Generale, un’area molto più ampia che comprende gran parte del centro storico e che ospita un numero elevatissimo di strutture extra-alberghiere.
Nel corso delle ultime sedute consiliari, è emersa con chiarezza la necessità di:
- valutare una proroga della scadenza del 30 giugno 2026,
- modificare le Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del PRG,
- tutelare le attività ricettive esistenti, evitando la loro espulsione dal tessuto urbano.
Le conseguenze economiche: un boomerang per le casse comunali
Un aspetto che l’amministrazione comunale di Firenze sembra finalmente aver messo a fuoco riguarda le ripercussioni economiche dirette che questa legge potrebbe avere sulle entrate comunali.
La chiusura o la drastica riduzione delle strutture extra-alberghiere comporterebbe infatti:
- un crollo degli introiti derivanti dalla tassa di soggiorno,
- una contrazione dell’indotto turistico (servizi, commercio, ristorazione),
- una perdita di attrattività complessiva della città.
Si tratta di un paradosso evidente: una normativa nata per governare il fenomeno turistico rischia di indebolire proprio le finanze dei Comuni, già sottoposti a forti pressioni economiche.
Un rischio che va oltre la Toscana
L’allarme non riguarda solo Firenze né solo la Toscana. Vi è il timore concreto che questa legge possa costituire un precedente, spingendo altri Comuni e Regioni ad adottare provvedimenti analoghi, soprattutto nelle città d’arte e nelle località turistiche più affollate.
Alcuni territori ad alta densità turistica, secondo quanto già risulta, si stanno muovendo in linea con l’impostazione toscana, aprendo la strada a un possibile effetto domino a livello nazionale, con conseguenze potenzialmente devastanti per l’intero comparto extra-alberghiero italiano.
Un ripensamento necessario (anche se tardivo)
Le dichiarazioni emerse in Consiglio comunale, in particolare quelle dell’assessore all’urbanistica del Comune di Firenze, rappresentano senza dubbio un segnale positivo, seppur tardivo. Il riconoscimento delle conseguenze deleterie della legge sul settore extra-alberghiero e sull’economia cittadina è un primo passo fondamentale.
È ora auspicabile che:
- la richiesta di proroga venga formalizzata e accolta,
- le norme urbanistiche vengano adattate per salvaguardare le strutture esistenti,
- anche le altre grandi città e località turistiche toscane seguano l’esempio di Firenze.
Salvaguardare l’esistente per governare il futuro
Regolare il turismo è necessario, ma farlo senza distruggere l’esistente lo è ancora di più. La sfida non è espellere le attività ricettive dal centro delle città, bensì governarle in modo equilibrato, tutelando il tessuto economico, sociale e urbano.
Firenze, con questo tardivo ma significativo cambio di passo, può ancora diventare un modello di buon senso amministrativo. La speranza è che alle parole seguano rapidamente atti concreti, prima che la scadenza del 30 giugno 2026 trasformi una legge di regolazione in un disastro economico e urbanistico annunciato.
Cesare Gherardi





