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Il paradosso del fuoco proibito

Divieti ambientali, territori e turismo sotto attacco

Di Cesare Gherardi – Direttore ANBBA

Mentre il mondo brucia, tu devi spegnere la stufaMa che freddo fa!

Ma che freddo fa, qui non si sta
la stufa è spenta, ma la multa arriverà

«Vuolsi così colà dove si puote, e più non dimandare»
Bruxelles ha detto no. L’Italia: sissignore.

C’è qualcosa di profondamente surreale nel momento storico che stiamo vivendo.
Un mondo in fiamme – letteralmente e metaforicamente – e una classe dirigente che, invece di affrontare gli incendi veri, si accanisce sul fiammifero del cittadino.

Guerre, crisi energetiche, instabilità geopolitiche, industrie che lavorano senza sosta, traffico globale fuori controllo.
E qual è la risposta?
Spegnere la stufa domestica.

In un’epoca in cui tutto brucia, si decide di giocare col fuoco… spegnendolo dove non serve.

L’arte di governare col regolamento

Le chiamano politiche ambientali.
In realtà sembrano sempre più politiche di comodo.

Direttive europee pensate lontano dai territori, recepite dall’Italia con zelo quasi commovente, trasformate in decreti, delibere, ordinanze. Un crescendo normativo che non colpisce i grandi nodi strutturali, ma scende a valle, fino a entrare nei salotti, nelle case, nelle stalle, nelle montagne.

Il risultato è noto:
non si cambia il sistema,
si punisce il cittadino.

Il paradosso del fuoco proibito

Mai come oggi il fuoco è una metafora perfetta.
Fuoco delle guerre: tollerato.
Fuoco dell’industria: necessario.
Fuoco della finanza: invisibile.
Fuoco del camino: criminale.

Si colpisce ciò che è visibile, controllabile, sanzionabile.
Si colpisce ciò che non ha lobby, non ha potere, non ha voce.

Il camino diventa il nemico ideale.
La stufa il simbolo del peccato.

Tradizioni trattate come reati minori

Per ANBBA, che rappresenta territori, strutture ricettive, imprese familiari e comunità locali, questa deriva è inaccettabile.

Il fuoco non è solo calore.
È accoglienza.
È identità.
È economia locale.
È cultura.

Trasformarlo in un problema burocratico significa recidere il legame tra norme e realtà, tra istituzioni e cittadini.

L’ambiente come alibi, non come obiettivo

La tutela dell’aria è sacrosanta.
Ma quando diventa alibi per non affrontare i veri inquinatori, allora non è più tutela: è ipocrisia.

Non si salva il pianeta spegnendo una stufa.
Non si migliora l’aria colpendo chi già fatica a sostenere costi energetici crescenti.
Non si governa una crisi complessa con ordinanze semplificate e punitive.

Conclusione: così non è governo, è scaricabarile

Questo editoriale non è una difesa dell’inquinamento.
È una denuncia contro un modo miope di fare politica.

In un momento storico che richiederebbe visione, coraggio e soluzioni strutturali, si sceglie la strada più facile: scaricare tutto sul cittadino.

E così, mentre il mondo continua a bruciare,
ma che freddo fa, qui non si sta:
la stufa è spenta,
il problema resta,
e la multa arriva.

Vuolsi così.
Colà dove si puote.
E più non dimandare.

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