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Firenze e il diritto negato: quando la libertà diventa un privilegio

La sentenza del TAR Toscana sui ricorsi contro il regolamento di Firenze sugli affitti brevi. Il commento del Direttore ANBBA Cesare Gherardi su libertà e proprietà.

di Cesare Gherardi, Direttore ANBBA

C’è un momento nella vita democratica di un Paese in cui i cittadini iniziano a percepire che alcuni diritti non siano più universali, ma concessioni revocabili. È il momento più pericoloso per una democrazia, perché incrina il rapporto di fiducia tra istituzioni e popolo.

La recente decisione del TAR della Toscana — che il 14 maggio 2026 ha respinto i 19 ricorsi presentati contro il regolamento del Comune di Firenze sugli affitti brevi — apre una ferita profonda nel dibattito nazionale sulla libertà economica, sul diritto di proprietà e sull’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

Si parla di “giornata storica”. Ma storica per chi?

Per coloro che vedono nella proprietà privata una colpa da limitare? Per chi ritiene che il cittadino proprietario debba essere considerato un problema sociale invece che una risorsa economica? Per chi pensa che vietare sia più semplice che governare?

Noi crediamo invece che una società libera debba difendere il diritto dei cittadini a utilizzare legittimamente i propri immobili, senza discriminazioni territoriali, senza penalizzazioni arbitrarie e senza creare cittadini di serie A e cittadini di serie B.

Il principio di uguaglianza tradito

Perché questo è il nodo centrale: due proprietari italiani, con gli stessi doveri fiscali e civili, vengono trattati in modo diverso solo perché uno possiede un immobile dentro determinate perimetrazioni urbane e l’altro fuori. È davvero questo il principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione?

Nelle aule dei tribunali campeggia la scritta: “La legge è uguale per tutti”. Una frase che dovrebbe rappresentare il cuore stesso dello Stato di diritto. Eppure molti cittadini oggi si chiedono se quella uguaglianza sia ancora reale, oppure subordinata a logiche politiche, territoriali o ideologiche.

Il capro espiatorio

Nessuno nega i problemi dell’overtourism, dello spopolamento dei centri storici o dell’aumento del costo delle abitazioni. Sono questioni serie, che meritano risposte serie. Ma colpire selettivamente i proprietari immobiliari non significa risolvere il problema: significa trovare un capro espiatorio.

La libertà economica non può diventare una libertà condizionata dal consenso politico del momento.

Oggi si limitano gli affitti brevi. Domani cosa verrà limitato? Il diritto di affittare? Il diritto di vendere? Il diritto stesso di possedere un immobile?

Dietro ogni appartamento, una famiglia

Una nazione moderna non dovrebbe demonizzare chi investe, risparmia, ristruttura e valorizza il patrimonio immobiliare. Dietro ogni appartamento non ci sono “speculatori” astratti, ma famiglie, pensionati, piccoli proprietari, lavoratori che hanno investito i sacrifici di una vita.

L’Italia rischia di imboccare una strada pericolosa: quella in cui il diritto costituzionale di proprietà viene lentamente svuotato attraverso regolamenti amministrativi sempre più invasivi.

La posizione di ANBBA

Noi di ANBBA continueremo a difendere i principi della libertà, della proporzionalità e dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Perché la tutela del patrimonio storico e urbano non può trasformarsi nella compressione sistematica dei diritti individuali.

La storia insegna che ogni volta che la libertà viene limitata in nome di una presunta emergenza collettiva, il prezzo finale lo paga sempre il cittadino.

E quando una città smette di ascoltare i propri cittadini, rischia di perdere non soltanto la propria identità, ma anche il senso stesso della giustizia.

Come ammoniva Dante nelle sue invettive contro le città accecate dall’arroganza del potere, anche oggi il rischio è quello di trasformare il confronto democratico in imposizione ideologica.

Noi continueremo a far sentire la nostra voce. Con fermezza. Con dignità. E soprattutto con la convinzione che la libertà non possa mai essere considerata un privilegio da concedere soltanto ad alcuni.

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