
Affitti brevi: la verità che non si vuole dire.
Il 28 febbraio, nella Sala Laudato Si’ di Piazza del Campidoglio, andrà in scena l’ennesimo atto di una narrazione che ci preoccupa profondamente. Una narrazione che ha preso forma a Firenze e in Toscana, e che si sta diffondendo come un incendio nel dibattito pubblico nazionale.
Non è il fuoco olimpico che arde tra Milano e Cortina. È un fuoco politico che brucia la libertà economica di migliaia di piccoli proprietari.
Noi di ANBBA lo diciamo senza giri di parole: basta con questa campagna contro i B&B — termine peraltro usato in modo improprio per indicare le locazioni turistiche brevi.
Abbiamo portato dati, numeri e analisi in ogni sede istituzionale. E continueremo a farlo. Perché quello a cui stiamo assistendo è una pericolosa inversione di responsabilità: una politica che per anni non ha affrontato i nodi strutturali del mercato abitativo, oggi indica un capro espiatorio comodo.
Il messaggio, nemmeno troppo velato, è questo: “Non siamo riusciti a governare il mercato della casa. Ora tocca a voi risolvere il problema.”
Ma non è così che si chiede collaborazione. Non si costruisce una riforma demonizzando chi investe, riqualifica immobili, paga le tasse e contribuisce all’economia del territorio.
Si sostiene che tutti i mali del caro affitti derivino dagli affitti brevi. Eppure non si parla mai seriamente delle migliaia di immobili pubblici fatiscenti e inutilizzati, dei tempi infiniti della giustizia civile, della morosità che scoraggia l’affitto tradizionale, delle occupazioni abusive che minano il diritto di proprietà, né dell’assenza di vere politiche strutturali sull’edilizia residenziale.
È più semplice puntare il dito contro gli host. È più semplice creare un nemico.
Molti proprietari — anche in vista del Giubileo — avevano investito e riqualificato immobili scommettendo su Roma. Oggi stanno tornando sui propri passi. E attenzione: quegli appartamenti non si trasformeranno automaticamente in affitti calmierati. Con l’attuale quadro normativo su sfratti e morosità, molti preferiranno tenere le porte chiuse piuttosto che esporsi a rischi insostenibili.
Il risultato sarà paradossale: meno offerta, meno investimenti, meno fiducia.
Il 28 febbraio il Social Forum dell’Abitare si riunisce con uno slogan: “Non è un B&B. È Roma.”
Noi rispondiamo: Roma è casa. Ma Roma è anche diritto di proprietà, libertà d’impresa ed equilibrio tra interessi diversi.
Se si vuole affrontare davvero il tema dell’abitare, lo si faccia con serietà, con dati oggettivi e con responsabilità condivise. Non con una nuova caccia alle streghe.
Perché quando la politica smette di governare i problemi e inizia a cercare colpevoli, il danno non è solo economico. È culturale. È istituzionale. Ed è un rischio che una grande città come Roma non può permettersi.





