
Il clima attorno agli affitti brevi si fa sempre più teso.
Secondo quanto riportato da fonti autorevoli, tra cui QuiFinanza, diversi Comuni italiani — a partire da Milano — stanno introducendo divieti e sanzioni contro l’installazione delle keybox, le cassette porta-chiavi utilizzate per il self check-in.
Dal 1° gennaio 2026 a Milano non sarà più consentito installare o mantenere keybox su suolo pubblico.
Le sanzioni previste: da 100 a 400 €, con rimozione obbligatoria.
In altre città, per violazioni simili, si parla già di multe fino a 10.000 €.
Una stretta che rischia di penalizzare l’intero comparto delle locazioni turistiche e dell’extra-alberghiero
Perché questa stretta?
Le motivazioni addotte dai Comuni riguardano:
- decoro urbano
- sicurezza
- riduzione dell’abusivismo
- contrasto alle “case per turisti” nei centri storici
Ma la realtà — sottolinea ANBBA — è più complessa.
ANBBA: “Serve equilibrio, non misure punitive”
Questa corsa a vietare strumenti usati dagli host rischia di:
- colpire chi lavora in regola, non l’abusivismo
- creare confusione normativa
- aumentare i costi per famiglie e micro-operatori
- ridurre l’accoglienza turistica diffusa
- danneggiare l’immagine dell’intero settore
Il self check-in, se gestito correttamente, è già oggi pienamente compatibile con la normativa nazionale, soprattutto dopo la sentenza del Consiglio di Stato del 2025, che ha chiarito che:
– l’identificazione deve essere “de visu”,
– ma può avvenire anche da remoto, con strumenti adeguati tramite videochiamata o videocitofono digitale.
Dunque: non tutto il self check-in è illegale.
Lo sono solo le modalità che non permettono il controllo visivo dell’ospite.
Il consiglio di ANBBA agli host
Per evitare rischi e sanzioni:
- Verificare il regolamento comunale del proprio territorio
- Usare solo sistemi conformi alla legge (video check-in o accoglienza di persona)
- Non installare keybox su suolo pubblico se vietato
- Evitare soluzioni improvvisate non in linea con il TULPS e con la sentenza del Consiglio di Stato
- Affidarsi a consulenti esperti, perché le regole cambiano rapidamente
ANBBA sta già lavorando per:
- chiedere linee guida nazionali uniformi,
- evitare che ogni Comune imponga regole diverse,
- impedire che un intero settore venga dipinto come un problema invece che come risorsa.
L’impegno di ANBBA
ANBBA da 26 anni difende:
- la legalità
- la professionalità degli operatori
- la sostenibilità dell’accoglienza diffusa
- la chiarezza normativa
E continuerà a farlo anche su questo tema.
Il nostro messaggio è chiaro:
Stop alle misure punitive. Sì alla chiarezza delle regole e al sostegno di chi lavora in regola.





