Obbligo fattura elettronica anche al regime forfettario ???

Quando tuona poi piove

 

Obbligo fattura elettronica anche al regime forfettario ?

Ritorno ai parametri del 2018 ?

 

Una importante  novità fiscale, a partire dal 2020, riguarderebbe il regime forfettario a cui hanno aderito decine di attività ricettive extra-alberghiere  cioè  i titolari di partita IVA di dimensioni minori. Anche per loro potrebbe infatti essere esteso l’obbligo della fatturazione elettronica, da cui erano stati esclusi anche in virtù dell’estensione del regime forfettario alle partite IVA con ricavi o compensi fino a 65.000 euro. Il tutto si legge sul sito https://www.informazionefiscale.it/fattura-elettronica-estensione-regime-forfettario-partita-IVA-2020

Questa ipotesi dell’obbligo della fattura elettronica per questi soggetti si fonda su due diverse ragioni:

  • la prima è una nuova spinta alla digitalizzazione delle transazioni tra privati al fine di contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale e potenziare le strategie di controllo dell’Agenzia delle Entrate,

  • la seconda è la possibile riduzione dei limiti per l’accesso al regime forfettario, con un ritorno ai parametri vigenti fino al 2018.

Inoltre rientrerebbe negli indirizzi del nuovo governo M5s-Pd, che ha tra i suoi obiettivi una più tangibile lotta all’evasione fiscale, anche rendendo più trasparenti le transazioni commerciali.

Potrebbe quindi saltare totalmente l’esclusione di tale categoria di titolari di partita IVA dal nuovo obbligo, rendendo di fatto universale la fatturazione elettronica così come tra l’altro previsto per lo scontrino elettronico a partire dal 1° gennaio 2020.

 

Se questi provvedimenti andranno in vigore costituiranno un freno all’economia e allo sviluppo di piccole imprese che  con gli attuali parametri erano entrate in un alveo di legalità con percentuali di evasione ai minimi storici.  L’onere della  fatturazione elettronica senza peraltro poter dedurre alcuna spesa e per giunta ritornare ai vecchi parametri del 2018 con un tetto massimo di 30.000 euro,   riaprirà la corsa all’evasione fiscale e molte ditte e attività ricettive saranno costrette a rivedere le loro posizioni.  ANBBA ha più volte ribadito,  nei numerosi incontri che ha avuto nelle sedi referenti , che per quanto riguarda le attività di Bed and Breakfast e Case Vacanze non imprenditoriali la cosa migliore è quella di assoggettare queste due tipologie ricettive al Regime di Cedolare Secca con un aliquota che tenga conto della loro saltuarietà nell’arco dell’anno (peraltro prevista dalla maggior parte delle leggi regionali) e delle spese che i titolari devono sostenere per gestire in maniera giusta e coerente secondo le moderne  richieste del mercato. La cosa migliore sarebbe quella di  ammettere,  a compensazione delle spese e della ridotta attività in termini temporali , una riduzione forfettaria sui ricavi del 30% e sul 70% applicare la cedolare secca  del 21%.

L’introduzione del codice identificativo nazionale , l’incrocio dei dati delle piattaforme , alloggiati web, tassa di soggiorno , rilevamenti istat,  debellerebbe sicuramente l’abusivismo e consentirebbe al fisco entrate molto superiori a quelle che attualmente incassa e costituirebbe , senza alcun dubbio,   un valido incentivo alla calmierizzazione del mercato e , se associato ad una politica di controllo delle percentuali  che i portali OTA applicano sulle transazioni  (portando a termine gli iter burocratici che prevedono già un tetto massimo delle provvigioni )  lasciando ai portali  oltre all’abilità di promo-commercializzazione anche quella di applicare provvigioni con  una maggiore flessibilità tariffaria ovviamente contenuta nei parametri massimi stabiliti per legge.

 

 

Evidenza: evidenza

Data: 11/09/2019