Airbnb vince la causa contro la norma per la riscossione della CEDOLARE SECCA - Il Consiglio di Stato rimanda al TAR la revisione della decisione

Il Consiglio di stato dà ragione ad AirBnB e rimanda al TAR per una revisione della sentenza negativa 

Il TAR dovrà tenere conto di quanto indicato dal Consiglio di Stato  

La norma sulla cedolare secca del 21% per gli affitti brevi che prevede il ruolo di sostituti d’imposta per le piattaforme online che mettono in contatto domanda ed offerta è in “palese violazione del diritto europeo”.

 

Lo ha stabilito il Consiglio di Stato accogliendo il ricorso d’urgenza di Airbnb che ha sempre contestato la legge e che fino ad oggi si era rifiutata di versare gli anticipi previsti dalla legge perché non in grado di identificare gli host coinvolti dalla norma. Il ricorso si era reso necessario dopo che ad ottobre un analogo ricorso al Tar del Lazio da parte della società di San Francisco era stato respinto. Dopo questa pronuncia Airbnb chiede che il caso venga affrontato il prima possibile in udienza dal TAR per il riesame, anche investendo la Corte di Giustizia.

“Questa decisione – spiega Airbnb in una nota stampa – è pienamente coerente con i dubbi e le preoccupazioni già espressi dell’Antitrust che nel suo recente parere aveva dichiarato la norma palesemente anticoncorrenziale, distorsiva del mercato e lesiva dei diritti dei consumatori..

Si aggiunge una nuova puntata alla telenovela della tassa Airbnb in Italia. La multinazionale statunitense ha ingaggiato una battaglia in tribunale sulla legittimità della cedolare secca applicata agli affitti brevi turistici. A ottobre il tribunale amministrativo regionale (Tar) del Lazio aveva respinto il ricorso con cui Airbnb chiedeva la sospensione della tassa. Allora i legali si sono rivolti al Consiglio di Stato. E oggi i giudici di palazzo Spada hanno accolto ricorso della multinazionale, imponendo ai colleghi del Tar di rivedere le ragioni che hanno spinto Airbnb a chiedere la sospensiva.

La cedolare secca sugli affitti turistici è attiva in Italia da quest’estate. È stata introdotta con l‘obiettivo di far emergere le transazioni in nero di coloro che affittano casa non per professione, tuttavia ha da subito incontrato le resistenze degli operatori del settore. Da mesi Airbnb si rifiuta di riscuoterla perché dice di non sapere come identificare gli affittuari. Le 20mila agenzie della Federazione italiana degli agenti immobiliari professionali hanno iniziato a settembre, dopo aver ottenuto tre mesi di moratoria.


 

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Data: 14/12/2017