Tregua armata tra Governo e AirBnB

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CORRIERE DELLA SERA  - Economia

 

Tra il governo e Airbnb per ora è tregua armata, ma la vera guerra deve ancora cominciare. Trovato il modo di tassare i cittadini che offrono case e stanze sui portali online o alle agenzie, anche se la cedolare secca del 21% sarà trattenuta solo da settembre, il governo è pronto a una nuova offensiva fiscale. Nel mirino ci sono i «gestori», che offrono decine e decine di appartamenti sui portali. E i redditi prodotti in Italia dalla stessa Airbnb e dalle altre multinazionali online delle vacanze, finora sfuggiti alla tassazione. Nel 2015, ultimo dato noto, Airbnb Italia srl ha pagato appena 45 mila euro di tasse. Nulla se si pensa al suo giro d’affari in Italia, uno dei mercati turistici più attrattivi, il terzo per i suoi clienti, dopo Usa e Francia. Nel 2016 l’attività di Airbnb in Italia è cresciuta di un terzo: ha ospitato le offerte di 121 mila proprietari, e sulla sua piattaforma sono stati conclusi 5,6 milioni di contratti.

 

Nessuno paga

 

Agli “host”, cioè chi affitta, Airbnb ha versato l’anno scorso 621 milioni di euro, che con il nuovo regime della cedolare avrebbero generato, perché quasi nessuno finora ha pagato, un gettito di circa 120 milioni di euro. Sugli affari che intermedia Airbnb applica una commissione di circa il 10-12%: una settantina di milioni volati direttamente verso l’Irlanda, dove sono tassati a livello minimo. Le imposte versate in Italia dal colosso Usa riguardano solo le attività della srl italiana, che occupa pochissime persone nel marketing e nella pubblicità. Da giugno però l’aria è cambiata. Con la manovrina è arrivata una norma, già respinta da Matteo Renzi pochi mesi prima, che obbliga Airbnb, i portali e le agenzie immobiliari a riscuotere direttamente, per conto dello Stato, le imposte che i proprietari devono pagare sul reddito garantito dall’affitto della casa, anche se breve. Dal 12 giugno i portali online e le agenzie avrebbero dovuto trattenere il 21% delle somme girate agli “host”, applicando la cedolare secca . Ma non hanno fatto in tempo ad organizzarsi e hanno ottenuto una sorta di moratoria.

 

Ritenute da settembre

Le ritenute verranno applicate sui pagamenti fatti dal 12 settembre in poi, ma chi ha affittato casa quest’estate non la farà franca. Dal 12 giugno Airbnb e le agenzie sono comunque tenute a comunicare al Fisco tutte le operazioni concluse. L’Agenzia delle Entrate conosce quei dati, che finiranno anche nel 730 precompilato 2018 degli interessati, e potrà fare controlli e incroci. Non resta che pagare la cedolare, o versare l’Irpef sul reddito da locazione, un’opzione che resta praticabile.

 

I professionisti

Prima che il nuovo sistema vada a regime, però, l’Agenzia delle Entrate emanerà altre regole per stringere la morsa sugli evasori. Nel mirino ci sono per esempio i “gestori”, che amministrano decine se non centinaia di appartamenti per “hobby”, mascherando tuttavia un’attività professionale. Chi offre un alloggio online dovrà dichiarare al portale se opera per conto proprio o di altri proprietari. Nel primo caso subirà lui la ritenuta del 21%, nel secondo caso Airbnb gli verserà l’importo lordo, e sarà poi il “gestore” a fare da sostituto di imposta, applicando la trattenuta sui corrispettivi girati ai proprietari. Un’incombenza molto pesante.

 

Mancano 120 milioni

Qualche buco resta. Ai gestori si chiede solo un’autocertificazione. E c’è il grosso problema dei portali e delle agenzie che non intermediano gli affitti, pagati direttamente dai clienti ai proprietari. In questo caso il versamento delle imposte resta affidato alla buona volontà. Dalla stretta, in ogni caso, il governo conta di ricavare 80 milioni quest’anno e 120 l’anno prossimo, esattamente quelli che mancano all’appello. Poi si passerà alla questione degli utili di Airbnb, che non riguarda solo l’Italia. Nel 2016, in Francia, ha pagato 92 mila euro di imposte: a Parigi sono furibondi, e a fine agosto la Francia lancerà un’iniziativa comune con la Germania. Il 15 settembre la tassazione dei redditi di Airbnb e degli altri portali online sarà poi al centro di un vertice informale a Tallinn dei ministri delle Finanze e dei Governatori delle banche centrali. L’Italia non solo appoggia l’offensiva, ma è in prima linea sul fronte. Dopo aver piegato giganti come Apple e Google, costringendoli a pagare le tasse sui redditi che producono in Italia (oltre a 624 milioni di arretrati, 318 da Apple, 306 da Google), l’Agenzia non esclude di replicare. Forzando Airbnb, e presto anche Amazon e Facebook, a venire a patti col Fisco italiano. A prescindere dalla discussione in Europa.

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" INTANTO GLI ALBERGATORI SI PREPARANO A BENEFICIARE DEL  BONUS " TAX CREDIT CHE , CON UNA LEGGINA "D'AGOSTO" HA LIMITATO IL BONUS PER LA RIQUALIFICA DELLE STRUTTURE RICETTIVE AI SOLI ALBERGHI  ED AGRITURISMI PORTANDOLO DAL 30 AL 65% E QUESTO FINO A TUTTO IL 2019.
QUINDI IN UNA PAROLA, SOLDI A CHI CE LI HA E TASSE A CHI HA FATTO SEMPRE DA SE'

 

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Data: 28/08/2017